Si dovè trovare un estremo espediente, comperare un posto nel cimitero, uno di quei posti che si comprano in vita per la morte, porre una lapide, e scrivere sopra il nome di quella donna. Avrebbe avuto il coraggio di rovinare questo incanto per le innocenti? Forse si sarebbe sentita avvilita, vinta, definitivamente, avrebbe ceduto, abbandonata la preda. E l'uomo, pur lavorando per le sue creature, ebbe un ultimo rancore di marito calpesto, rialzò la fronte: — sì, bisogna seppellirla.
Il posto fu comprato e sulla lapide fu scritto: Elena Fascia Tarantini.
La zia ripeteva: «siete troppo piccine per andare al camposanto»; ma loro tanto insistettero che un giorno bisognò condurvele. Cariche di rose, le belle faccine salirono sulla vettura che le doveva portare dalla mamma. Mentre la carrozza si muoveva la solita figura apparve proprio in quel momento.
— Dove vanno? — Essa pensò — Portano i fiori alla maestra, o alla Madonna, perchè voglia bene la loro mamma.... belle!.... Sembrano anch'esse due rose.... invece Natale e Stefano sono così pallidi.... anemici.... Oh! Era naturale, quelle creature concepite negli spasimi della voluttà, dovevano essere così, essi portavano in fronte la macchia del piacere illecito, del vizio; le due bimbe invece no, non furono concepite per il piacere dell'uomo, erano cresciute sane.... belle.... erano state concepite nella purità... Oh! avesse potuto prenderseli tutti e quattro i suoi piccini e fuggire via con loro! Ma l'avrebbero amata? Non avrebbero, un giorno, conosciuta la verità, incominciato a odiarla.... a disprezzarla.... Dio! Che povera donna infelice era lei! E in fondo che aveva fatto? Aveva amato un uomo, se quello fosse stato il marito, se non l'avessero spinta al matrimonio troppo presto, ora sarebbe stata felice, tranquilla.... Ma quei due uomini perchè non si odiavano? Perchè non si mettevano l'uno di fronte all'altro con una pistola in mano? Oh! Ella avrebbe voluto vederli scomparire, e rimanere sola coi suoi bambini, uno non lo aveva amato mai, l'altro non lo amava più. Amava i suoi figli, e specialmente le sue bambine che la credevano morta. Morta! Che vigliaccheria! Bisognava vendicarsi ma senza toccare le piccole, oh! i loro visetti rosei non dovevano impallidire.
Un giorno, alcune delle solite amiche, le vennero a dire «Mia cara Elena noi veniamo qui, a casa vostra, e vi troviamo bella e fresca come un fiore, e quando andiamo in cimitero a pregare per i nostri poveri defunti ci sentiamo prese dalla voglia di recitare anche per voi qualche orazione. Le vostre piccine sono lì quasi ogni giorno a spargere fiori sopra la vostra tomba».
— Oh! Porco! Anche questo! L'aveva seppellita! Non c'era più speranza, non le rimaneva che farsi mettere viva in quella tomba per amore delle sue creature! Era troppo! Era troppo! Ecco dove portavano le rose!
Andò al cimitero trovò la sua tomba colla lapide e attorno tante rose, tanti fiori accomodati da quelle quattro manine....
Quel giorno essa aspettò ma le piccole non vennero. Si recavano là il giovedì e la domenica, i giorni di vacanza. Ella tornò ancora e ve le incontrò. Erano inginocchiate.... cogli occhioni belli, pensosi....
— Che succederà — pensò la vecchia zia tremando.
I primi giorni Anna e Agnese avevano domandate centomila cose, un diluvio di osservazioni che nella loro ingenuità saltavano fuori così profonde che la vecchia dovè radunare tutta la sua esperienza per rispondervi senza sbagliare.