— Oppure vi fanno lo stesso quelle di un'altro?

— Sì.

— Quali preferite insomma?

— Lo stesso.

IL GOBBO

Quando natura manda fuori dalle sue fucine un gobbo, voi credete certamente ch'ella si dia una grattatina di testa la quale altro non vorrebbe dire che questo: «guardate un poco che cosa ho fatto, quello che mi è successo!» E credete forse che rivolta alla sua creatura essa esclami presso a poco così: «perdona, piccolo essere infelice, mi è accaduto senza che io me ne accorgessi, ti domando scusa sai poverino...». Niente di tutto ciò.

È, il gobbo, un argomento allegro, allegro per sè per gli altri e per la natura stessa che dopo averlo creato sorride rapidamente dell'opera sua. E quel sorriso, intendiamoci bene, non è rivolto al suo figlio gobbo, ma ai suoi figlioli diritti; questo vuol dire quel suo risolino: «Ah! voi credete ora di ridervi di lui? Vedremo».

Natura, infaticabile equilibrista, dopo averlo creato, il gobbo, se lo prende amorosamente sulle ginocchia, lo esamina, lo palpa, l'accarezza, intinge quindi la punta delle dita in un suo misterioso vasettino; e ne spruzza di un qualcosa che sembra sale il corpiciattolo deforme. Ed è a questo punto precisamente ch'ella permette quel suo rapido sorriso: «Ah! voi vi eravate preparati a ridervi alle sue spalle? Ecco mio caro: spriffete e spruffete».

Il gobbo, è un bel dire, si ride delle persone diritte assai assai più ch'esse non si ridano di lui. È il suo compenso.

Avrà, il cieco, per questo senso di meno, più fini ed elaborati gli altri sensi, e s'egli non può vedere le cose, vede nei fatti, intravede nelle vicende, non soltanto, ma potrà per questa sua mancanza, vedere il mondo molto più bello che non lo vedano coloro provvisti di due buoni occhi. Il sordo sentirà cogli occhi.... amerà i colori, ne penetrerà la vita, le sinfonie, come chi ci sente ama e penetra i suoni e le lori orchestre.... e così via di seguito. Non accusiamo la nostra grande madre di essere stata parziale con noi e di averci riserbata una speciale sventura anche se siamo gobbi; essa ci scodella la vita a tutti ugualmente come una identica minestra.