C'era però una classe di persone, esigua, che lo odiava di un odio felino, tenace. Per l'uomo che aveva saputo ridere di tutto e di tutti, c'era una cosa al mondo che lo faceva ridere in una maniera particolare, con un'intensità inarrivabile: la vista di un altro gobbo. Allora guardandolo voi non vedevate più l'uomo ma il riso.

In quella piccola città i gobbi erano cinque, egli aveva quattro compagni, quattro nemici.

Questi poveri esseri se ne stavano celati, lo temevano, erano rimasti talvolta passivi di scenate sulle pubbliche vie, quando la combinazione li aveva portati dinanzi a lui, erano divenuti lividi, viperini, pur non essendo capaci di articolare una sillaba di fronte alla terribile e serena canzonatura. Lo scansavano con ogni mezzo, ma come si fa, finisce per diventare l'incubo di un povero essere, in una città di ventimila abitanti appena, dove gira e rigira siamo sempre lì, e ci si deve vedere tutti almeno un paio di volte nella giornata, e col Mecheri poi che era a zonzo tutto il santissimo giorno. Dovevano serrarsi in casa per sempre? Non uscirne più mai come i detenuti? Come degli assassini? Chiudersi vivi nella tomba?

Uno di essi era giovine di studio d'un avvocato, gobbo reale, ma brutto però, colla faccia verdastra rugosa. Egli, dovendo indispensabilmente percorrere le vie in forza della sua professione, era il più rassegnato, alle risate indegne del Mecheri aveva risposto come aveva potuto, e non era poco, con grida, lazzi osceni, ma era accaduto di peggio, meglio era lasciarlo ridere quell'immondo. E gli altri, i diritti, come dovevano non ridere quando era un gobbo che primo rideva di un altro gobbo? Come potevano i gobbi essere rispettati in un simile paese? Come trattati con quella speciale delicatezza che s'impone alla loro specialissima condizione? Essi dovevano per forza rimanere il ludibrio di tutti.

Il secondo era custode in una villa storica adibita a museo, alla periferia della città; si vedeva di rado, nelle sue parti il Mecheri non capitava, ed era quello che se la passava meglio, in centro cercava di venirci il meno possibile.

Il terzo, un calzolaio che aveva avuto un tempo negozio in una delle vie principali. Il buon uomo si era ritirato a lavorare in casa con gravi perdite di interessi. Il Mecheri passando dinanzi al suo negozio soleva fermarsi, affacciarsi a ridere, una volta si era introdotto insieme ad altri con la scusa di farsi prendere le misure per le scarpe. Ne era seguita una scena epica fra i due gobbi, il cervello del calzolaio ne era uscito sconvolto.

Il quarto infine, un benestante, con moglie e due figlie, niente affatto gobbe e quasi da marito; uomo grave, nel suo genere, a cui sarebbe piaciuto molto uscir fuori liberamente a tutte l'ore, starsene in caffè a discutere, e fare anche lui tranquillamente il gobbo altolocato come lo comportava la sua natura. Dei quattro era i più invelenito, nella sua apparenza dignitosa di cittadino benestante a cui, pur essendo gobbo, era stata concessa in moglie una signorina di ottima famiglia provvista di dote, e dalla quale aveva avute due belle figlie niente affatto gobbe, covava il suo odio, calcolava, studiava la sua vendetta. Doveva egli, uomo di riguardo, scendere sulla pubblica via con un mascalzone? Perchè poi la scena avesse servito da carnevale a tutto il paese? Egli in fondo, che non si considerava completamente gobbo, in confronto col Mecheri poteva dirsi uomo normale, glie lo avevan ripetuto centomila volte la moglie e le figlie, aveva talvolta ricorso a viaggetti ch'erano durati fino a due e tre mesi era stato fuori colla famiglia per respirare in aure libere. Doveva abbandonare per sempre i proprî interessi? Ogni suo bene?

Questi quattro gobbi erano veramente quattro infelici, gl'infelici della città. E perchè? Perchè un gobbo, un loro compagno, un loro fratello, gobbo più di loro, il più gobbo di tutti, si rideva spudoratamente della loro sventura. Oh! lo scherno di una persona diritta non li inaspriva tanto, non lo temevano ma quello di un gobbo era intollerabile.

***

Si dice che una notte furono veduti giungere alla casa del gobbo benestante, uno alla volta, tre gobbi, essi si sarebbero trattenuti lungamente, e soltanto poco prima dell'alba ne sarebbero ripartiti. Si sarebbero separati alla porta della casa andando ognuno per diversa direzione.