Di Aldo Palazzeschi confessiamo di non conoscere che una poesia, ma bellissima: La regola del sole. È scritta con una espressione di candore e di umiltà appropriata alla visione ingenua; con un ritmo da fiaba, morbidamente irregolare e dolcemente monotono. Ricorda, per la ispirazione e per le forme, il Maeterlinck della prima maniera: Les sept princesses. Ma non si può dire che lo imiti; fa una propria opera d'arte, molto limpida, molto chiara, interessante. Infine Armando Mazza, poeta pur lui, ci è annunziato come un magnifico dicitore di versi, e come tale ebbe gran plauso a Palermo. Egli reciterà non soltanto le proprie poesie, ma anche quelle d'altri futuristi: Libero Altomare, Corrado Govoni, e infine di colui che questa pleiade di poeti venera come il suo sole: Gian Pietro Lucini, un poeta lombardo che da più di vent'anni vive in continuo arricchimento e in continuo rigurgito del pensiero e in indefesso fermento e che ha scritto, tra dieci libri, in una forma di versi inventata da lui, un fervido, caleidoscopico poema di evocazione del settecento filosofico e lussurioso: La prima ora de la Accademia. Egli, per vero, si schermisce dall'essere futurista; ma i futuristi dicono che è il loro padre. Già, ogni futuro ha un passato.
Silvio Benco.
ELDA GIANELLI
presenta i Futuristi nell'“Indipendente„.
Dei sei poeti futuristi che Trieste intellettuale è chiamata a sentire domani a sera — e sappiamo ben viva la curiosità del nostro pubblico — Aldo Palazzeschi è uno dei più giovani. Pure egli ha al suo attivo parecchi volumi: I Cavalli Bianchi, Lanterna poemi; Riflessi romanzo. Annunzia: Il Codice di Perelà, e intanto raccoglie l'eco della critica giornalistica sui Poemi, ampio volume di aristocratica edizione fiorentina.
Trovai, tornando appunto da Firenze, i Poemi, l'estate passata; e non ebbi agio nella stagione di segnalarli ai lettori dell'Indipendente; i quali, di quelli della modernissima scuola, conoscono già da lungo F. T. Marinetti il duce, come i giovani chiamano mano il direttore di Poesia: il principe dei guerrieri, come lo chiama Paolo Buzzi dedicandogli il suo inno alla guerra. Ed è infatti una guerra che i giovani combattenti per l'avvenire dell'arte sostengono. Questi giovani sono i primi, contrariamente a tutta la violenza del programma futurista, a riconoscere, a salutare la bellezza del passato che fu bellezza. Il loro odio è per le muffe, che mai sono state altro, e ostentano sempre, in tutti i rami dell'arte e della vita, il più feroce misoneismo, e vorrebbero soffocare ogni nuova germinazione, ciechi contro nuovi colori e nuove forme, solo perchè non corrispondono a colori e forme catalogate e lustre della patina del passato; disperatamente sorde contro ogni nuova armonia incomprensibile all'ovatta dei loro orecchi.
Battaglia accanita quella dei giovani che non vogliono entrare nella strada della vita coi soliti ritornelli belanti, con le solite genuflessioni a una retorica ch'essi non sentono e non accettano per canone d'arte. Nè può meravigliare o disgustare l'irruenza, la scompostezza del loro gesto di battaglia, il linguaggio che par talora di un fervore pazzesco, se pensiamo alla fredda malignità, allo scherno velenoso che in ogni tempo accolse ogni giovanile rivoluzione letteraria. Che non fu lanciato dal livore — eh, la parola è ben giusta! — di coloro che si videro minacciati nel lor comodo adagiamento nei versi cantabili, contro le prime barbare del Carducci? Ora le barbare, invecchiate a loro volta, dovettero cedere al verso libero, il quale è assai meno libero di quello che a orecchi profani possa sembrare, e ha leggi d'armonia che sfuggono non soltanto a chi non ha orecchio poetico, ma anche più a chi non ha anima poetica. Fate pur prosa, adorna o disadorna, e mettetela a righette e chiamatela verso libero, se piace a voi. Gli esperti, i senzienti del verso libero, i poeti, ve la bolleranno per prosa egualmente.
Marinetti esordì con un poema in verso libero magnifico di slancio, potente di colore: La Conquête des Étoiles, del quale fu già parlato su queste colonne. In Francia, dove da un pezzo i verslibristes s'imponevano, fu da Gustavo Kahn chiamato questo poema: un bel effort lyrique de beaux vers français d'une forme libre, originale et rare. Prova che i versi liberi possono assai distinguersi tra loro, aristocrazia e volgo, come ogni cosa di questa terra e del cervello umano.
I futuristi del resto non si preoccupano d'imporre un genere di poesia o l'altro, e non comandano i versi liberi. Enrico Cavacchioli ha quartine mirabili di grazia e freschezza. Paolo Buzzi incatena talvolta nell'apparente metro libero i metri più ovvii, che tutti direbbero ottonarî, settenarî, senarî, quinarî, se li vedessero stampati a lineette, e pochi forse sanno trovare e far cantare nelle prolisse righe dei versi liberi de' suoi Aeroplani.
Federico de Maria è poeta assai noto e caro ai giovani d'Italia, poeta d'ardimento e di sentimento profondo.