—Che vuole ch'io le dica? rispose il Podestà: è cosa da non potersi comprendere. Quanto più si moltiplicano le gride per trattenerli, tanto più se ne vanno. Non si sa capire: è una pazzia che gli ha presi: sono pecore, una va dietro all'altra.

—Eppure, continuò Don Rodrigo, pare che questa cosa stia molto a cuore di sua Eccellenza.

—Capperi! veda con che sentimento ne parla nelle gride. Ma costoro, parte per ignoranza, parte per malizia, non danno retta; armano mille pretesti, ma la vera ragione si è la poca volontà di lavorare e il disprezzo temerario delle leggi divine ed umane.

—Ma per buona sorte, disse il dottor Duplica, a cui Don Rodrigo, aveva detto non tutto, ma quanto bastava a fargli intendere come Don Rodrigo desiderava di essere servito; per buona sorte abbiamo un signor Podestà che non si lascerà illudere da pretesti e saprà tener mano ferma....

—Mano ferma, signor Podestà, riprese Don Rodrigo, mano ferma: il primo che c'incappa farne un esempio.

—Io so, disse con gravità misteriosa il conte Attilio, che sua Eccellenza tiene gli occhi aperti su questo sviamento degli artefici e sulla esecuzione delle gride che lo proibiscono, perchè il Conte mio zio del Consiglio segreto qualche volta, in confidenza, si è spiegato con me.... Basta non voglio ciarlare; ma son certo che quando, tornato a Milano, andrò a fare il mio dovere dal Conte mio zio, egli non lascerà di farmi mille interrogazioni.... In verità, avere dei parenti in alto è un onore, ma un onore un po' pesante. Non si può parlare con loro che non vogliano ricavare qualche notizia, non si sa come sbrigarsene.

—Mi raccomando ai buoni uficj del signor conte, disse umilmente il Podestà; una buona parola trasmessa da una bocca tanto garbata in orecchie tanto rispettabili....

—È pura giustizia renduta al merito, signor Podestà; però se la parola ha da ottenere il suo effetto, da far colpo, sarà bene che si vegga qualche dimostrazione esemplare dello zelo del signor Podestà in questa materia.