—È mio dovere, e starò sull'avviso.
—Oh le occasioni non mancheranno, disse il Dottore, perchè, come diceva sapientemente il signor Podestà, è una pazzia universale in costoro. Quindi, prendendo l'aria grave e pensosa di chi passa dai fatti ad una idea generale, continuò: Vedano un po' le signorie loro come son fatti gli uomini, e particolarmente la gente meccanica, che non sa riflettere. Comincia a mettersi fra gli artefici questa smania di sviarsi, di cambiar cielo. La sapienza di chi governa vede il male e tosto applica il rimedio della proibizione e delle pene. Si può far di più? eppure, costoro, presa una volta quella dirittura di andarsene a processione, proseguono ad andarsene come se nessuno avesse parlato. Come si spiega questo? Col dire che sono pazzi. Ma coi pazzi come bisogna fare? Castigarli.
È facile supporre che con questi ragionamenti il signor Podestà si trovò disposto a credere poi, o a fingere di credere, alle insinuazioni incessanti del dottor Duplica e alle deposizioni degli onorevoli suoi ministri, che Fermo si era spatriato in contravvenzione alle gride. Il signor Podestà non si lasciò scappare una occasione gli si era tanto raccomandato di afferrare, e nel giorno susseguente, fatte fare ricerche di Fermo, le quali riuscirono inutili, lo notò come fuggitivo, gli fece intimare alla casa l'ordine di ritornare, e nello stesso tempo rilasciò l'ordine di catturarlo s'egli ritornava.
Non importa di accordare quei due ordini: basta che con questi si ottenesse l'effetto desiderato che era di toglier la volontà a Fermo di ritornare[184].
IV.
Visita di Don Rodrigo al Conte del Sagrato—Egidio e la Signora—Ravvedimento e fine di costei.