—Segreto e fedeltà ai patti! disse il Conte.

—Son uomo d'onore, rispose Don Rodrigo, e si accomiatò. Uscì del castello, scese alla taverna, trovò la sua scorta, pagò largamente lo scotto, e si avviò verso casa.

Non aveva egli ancora oltrepassata la soglia del castello del Conte, che questi aveva già dato principio all'impresa, prendendo la penna e scrivendo una lettera a quell'Egidio di Monza, che il lettore conosce, per invitarlo a venire al castello per un negozio di somma premura. È duopo sapere che il Conte era uno di quei vecchi amici del padre di Egidio coi quali questi aveva mantenuta corrispondenza; anzi era di tutti il più intrinseco e il più riverito. Il giovane Egidio, appena rimasto solo, aveva implorata l'assistenza del Conte per adempire la vendetta del padre, e il Conte, che nel giovanetto aveva già intravedute disposizioni non ordinarie, e che aveva pensato di farne uno degli agenti che teneva in varie parti del paese, lo aveva in quell'occasione soccorso di denari e d'uomini, e sempre in seguito gli si era mostrato pronto ad ajutarlo dove fosse stato di mestieri.

Si formò quindi tra loro l'intelligenza di darsi mano a vicenda in ogni occorrenza; nel che Egidio faceva le sue parti con molto zelo, e con una certa sommessione verso il Conte, per la sua età, per la sua fama, e per gli obblighi che Egidio gli aveva, e perchè in ogni frangente contava d'avere in lui un difensore invincibile.

Per ciò il Conte, quando Don Rodrigo gli parlò di Monza, corse tosto col pensiero ad Egidio, e conoscendo per esperienza la devozione e risolutezza di lui, sapendo che la sua casa era contigua al monastero, fece ragione che la impresa era come compiuta, e promise a Don Rodrigo con quella asseveranza che abbiamo veduto, e che gli diede una maraviglia non affatto scevra di diffidenza.

Il messo partì; e il giorno susseguente Egidio si mosse di buon mattino, e verso il mezzogiorno salì in trionfo fino al castello del Conte, con due cavalieri e con quattro pedoni che l'accompagnavano; distinzione riserbata a quegli che erano non solo amici, ma alleati, e la gente dei quali era impegnata, al bisogno, ad eseguire i disegni del Conte. Infatti gli uomini di Egidio e quelli del Conte s'erano trovati insieme in più d'una impresa, ed erano per lo più antiche conoscenze, e avvezzi in ogni caso a far conto su uno scambievole ajuto. Quindi a misura che Egidio, avvicinandosi al castello, incontrava di quei bravi che vi soggiornavano, questi, dopo d'avere umilmente inchinato l'amico del padrone, facevano festa, pur camminando, al suo corteggio, ed era una ripetuta stretta di mani e un dare e rendere di saluti, a cui si appiccavano i più bisbetici e scomunicati nomi del mondo.

Ben venuto il Tanabuso! Ben trovato il Tempesta[190]. Oh, addio, Strozzato. Buon giorno, Biondino bello. Bravo Nibbione[191], mi rallegro di vederti bene in gamba. Eh! Spettinato[192], grazie al cielo, in gamba, sano e salvo agli statuti di Milano, fin che viene la mia ora. Bravo un'altra volta. Ehi! e quel tale Brusco che ti faceva l'amore dietro tutte le siepi? Mandato a dormire senza cena, rispose il Nibbione, stendendo il braccio sinistro e appoggiando orizzontalmente la mano destra alla guancia. Bene, rispose lo Spettinato, così va fatto: meglio pagare che riscuotere. Così m'ha insegnato mio padre, replicò il Nibbione. Con questi bei ragionamenti giunse la nostra brigata alla vista del castello; quivi si trovò il Conte, che, avendo veduto salire l'amico, gli si faceva incontro. Quando Egidio lo scorse, balzò da cavallo, gittò la briglia a uno de' suoi uomini e corse a lui; si abbracciarono, entrarono insieme nel castello, gli scherani dell'uno e dell'altro seguitarono riverentemente in silenzio, ed entrati pure in frotta, andarono tutti insieme a gozzovigliare, secondo gli ordini dati dal Conte.

Quando i due amici furono soli nella stanza appartata dove il Conte trattava gli affari più reconditi, scoperse ad Egidio il motivo della chiamata in questo modo:

—Mio caro Egidio, e posso dir figlio: Ho un affare a Monza, pel quale m'è duopo un amico fidato, e un uomo destro e valente; e ho posto gli occhi sopra di te.