—Vorrei vedere, rispose Egidio, chi sarebbe in Monza colui che ardisse vantarsi di esservi più amico di me.

—La mentita gliela darei io, replicò il Conte.

—Ora mettetemi alla prova.

—Ho bisogno di avere in mano una persona, disse il Conte.

—Viva o morta? domandò Egidio.

—Viva, viva, rispose il Conte; è un affare allegro.

—Bene, disse Egidio, purchè non sia il castellano, nè alcuno di sua famiglia, nè il feudatario, nè il podestà, nè un ufiziale spagnuolo...

—Ih! ih! disse il Conte, che vorresti tu ch'io facessi di questa gente? Quando io gli avessi tutti in questo castello, farei aprire tutte le porte per lasciarli andare. Non sono buoni da nulla, nè vivi, nè morti.

—Che so io? riprese Egidio: Bene, purchè non sia ancora nè l'arciprete, nè tampoco un prete, nè un frate, nè una monaca, perchè non vorrei aver che fare col Cardinale, che sarebbe uomo da mettere a soqquadro tutta Roma e tutta Madrid, finchè non ne avesse veduto l'acqua chiara; purchè non sia nessuno di questi, vi prometto, umanamente parlando, che siete servito.

—Ebbene, disse il Conte, quello che io vorrei che tu prendessi non è nessuno di questi uccellacci che hai nominati; è il più picciolo reatino che tu possa immaginare. Solamente, è rimpiattato in una certa fratta che ci vorrà destrezza assai a cavarnelo.