Era la poveretta in questi pensieri, e sa il cielo fin quando vi avrebbe durato, quando lo scalpito d'un quadrupede[240], che si fermò nel cortiletto, un salire precipitoso per la scaletta di legno, le annunziò Agnese; la porta si aprì impetuosamente; Lucia fu nelle braccia di sua madre, e tutte le altre idee svanirono. Noi non descriveremo le sensazioni delle due donne in quel rivedersi. Questa è la frase della quale si servono tutti i narratori quando si trovano ad un punto simile al nostro, e fanno bene.

Il lettore conosce i casi e il carattere di quelle due poverette, e deve immaginarsi ciò che hanno sentito e detto. Dopo i primi sfoghi cominciarono le inchieste e i racconti, e il soggetto di essi è pure già conosciuto. Una sola di queste rivelazioni vuol essere ricordata particolarmente. Lucia non sapeva nulla della fuga di Fermo, e questa notizia che la madre le diede, le cagionò le più varie e opposte commozioni. L'assenza di Fermo era certo dolorosa per lei, ma quando seppe ch'egli era in sicuro, provò quasi una torbida consolazione nel pensiero che la tentazione era lontana, che l'esecuzione del suo voto diveniva più facile, che se non altro non verrebbe così presto la necessità di parlarne. Lucia ed Agnese erano in colloquio, quando il buon curato entrò nella casa, cercò di Tommaso (perchè egli non si tratteneva col bel sesso[241] che in casi di somma necessità), e gli disse che il Cardinale domandava Lucia e la buona donna che era stata a prenderla. Questa andò ad avvertire le donne della chiamata: Lucia si alzò per partire, la madre le tenne naturalmente dietro, e le tre donne uscirono dalla casa, e attraversando una folla di curiosi, giunsero alla casa del curato, e furono condotte alla presenza di Federigo.

Quando il buon vescovo doveva parlar con donne, cosa che lo impacciava pure alquanto, aveva per massima di non riceverne mai una sola, quando non fosse decrepita[242], e voleva che una matrona le fosse sempre di compagnia. Nel caso presente invece d'una matrona ve ne aveva due, e tutto era più che in regola. Pure, secondo il suo costume, egli fece tenere spalancata la porta, e si pose in luogo dove potesse esser veduto da chi era nell'altra stanza, e così accolse le tre donne, che erano impacciate almeno al pari di lui, ma per tutt'altri motivi. Il riserbo abituale e il contegno modesto di Federigo non potè fare che non gli apparisse sul volto un non so che di affetto soave nell'accogliere Lucia e nel farle animo: ringraziò pure cordialmente la buona donna del pio uficio da lei prestato, e chiese chi fosse la terza: quando seppe che era la madre di Lucia, si rallegrò pure con lei, e la salutò cortesemente. Quindi pregate le due ultime di scostarsi alquanto, si trattenne con Lucia sulle sue vicende, interrogandola con quella delicatezza che richiedeva il pudore di Lucia e il suo; poichè in quella canizie egli conservava la purità ombrosa di una fanciulla. Ma le inchieste ch'egli faceva a Lucia non erano mosse da una vana curiosità, e nè pure dal solo interessamento per quella infelice innocente: erano venute all'orecchio di Federigo voci sorde, confuse, sul conto della Signora, che gli davano da pensare: e in questa occasione egli sospettava con angoscia che la condotta della Signora con Lucia potrebbe rivelare qualche cosa di quella donna, che era per lui un tristo mistero. Lucia con tanto più di schiettezza e di libertà, quanto essa non sospettava nemmeno di accusare, credeva anzi di lodare, soddisfece alle domande di Federigo, nel quale il sospetto crebbe.

Fin qui per Don Abbondio le cose andavano benone. Le circostanze essenziali della storia stavano senza parlare del matrimonio ricusato, e Lucia aborriva il discorso del matrimonio. Ma il Cardinale, che disegnava di riparlare altra volta con Lucia, e non voleva in quel giorno così burrascoso per lei tenerla più a lungo, chiamò a sè le due donne presenti e lontane, e disse a ciascuna ciò che era più opportuno; ringraziò di nuovo la buona donna, consolò Agnese e l'animò ad ammirare la provvidenza che dopo d'averle dato tanti timori per la figlia, l'aveva liberata con modi inaspettati, e l'aveva fatta conoscere ad uno che aveva il dovere e qualche mezzo per proteggerla. Quella benedetta Agnese fra le risposte che diede con un imbarazzo che in lei era un po' comico, perchè voleva non averne, disse anche queste tremende parole: Già, la colpa in gran parte è del signor curato. Come? di che curato? domandò il Cardinale. Oh bella! del nostro, rispose Agnese. Il Cardinale domandò una spiegazione, e Agnese spiattellò tutta la storia del matrimonio, senza però far motto del clandestino. Federigo, che non voleva fare alcuna dimostrazione prima d'avere inteso il curato, per non manifestare un giudizio che forse avrebbe dovuto ritrattare, tacque, ma si legò al dito anche questa. Si rivolse alla buona donna, e le chiese se fino a tanto ch'egli avesse provveduta Lucia d'un asilo, non le sarebbe stato grave di tenerla presso di sè. La buona donna fu contentissima, il Cardinale la ringraziò e pensò a darle qualche segno di ricompensa; e veduto dal suo abito e dal contegno che un dono di moneta l'avrebbe umiliata, prese da un picciolo scrigno un libretto di orazioni ben ornato e un rosario prezioso, e la pregò di ritenere queste memorie della sua riconoscenza. La buona donna ripose con molta gioja il dono, che si conserva tuttavia dai suoi discendenti con molta pietà e si fa vedere con molto amor proprio. Le donne partirono: Federigo accudì a quello che gli rimaneva di faccende per la visita; e sul far della sera partì da Chiuso, accompagnato da una gran folla, e[243] s'incamminò alla volta di Maggianico, paese famoso per le sue campane[244].


FINE DELLA PARTE PRIMA

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