Borromeo card. Federigo, De pestilentia quae Mediolani anno 1630 magnam stragem edidit; ms. nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. [Cfr. Galli G. Un'operetta del card. Federico Borromeo sopra la peste ed i «Promessi Sposi»; nell'Archivio storico lombardo, serie III, ann. XXX [1903], vol XX. pp. 110-137

[135] In margine il Manzoni vi scrisse: «Stupido: gli parve Gervaso ed era Tonio». (Ed.)

[136] Questo brano è tolto dal capitolo V del tomo IV. (Ed.)

[137] Nel precedente capitolo, che è il settimo del tomo quarto, il Manzoni, tra le altre cose, descrisse l'incontro di Fermo col Padre Cristoforo nel lazzeretto. Ma di quei capitolo non restano che dei frammenti; e la scena dell'incontro in gran parte è perita. Eccone un saggio: «Gran Dio!» (è il Padre Cristoforo che parla) «questo flagello non corregge il mondo: è una grandine che percuote una vigna già maledetta: tanti grappoli abbatte, e quei che rimangono son più tristi, più agresti, più guasti di prima. Tu stesso, qui dove l'uomo non dovrebbe aver cuore che per la misericordia, tu odiavi ancora!

Fermo non disse nulla, ma il suo volto esprimeva il pentimento.

—Or va, disse il Padre, alzandosi; Iddio benedica le tue ricerche.

—Vuol dire, Padre, ch'io la troverò? richiese Fermo ansiosamente, come se parlasse ad un uomo che ne potesse saper più di lui.

—Cercala con perseveranza, rispose il Padre, cercala con rassegnazione. Iddio può fare che tu la trovi, ma non te l'ha promesso. Ti ha promesso di perdonare tutti i tuoi falli, se tu perdoni a chi t'ha offeso; ti ha promesso di renderti felice per sempre al fine di questa vita, se tu osservi la sua legge. Non ti basta? Va, e qualunque sia il frutto della tua ricerca, vieni a darmene contezza; noi ringrazieremo Iddio insieme. Così dicendo, egli pose le mani su le spalle di Fermo, e stette un momento colla faccia elevata, in atto di preghiera e di benedizione. Poi, staccandosi, disse: Intanto io pregherò per voi: assistendo a questi nostri fratelli, io pregherò per voi.

Fermo si prostrò ginocchioni, stette un momento, con le mani compresse al volto, piangendo e pregando, s'alzò, guardò intorno, uscì dalla capanna, e si diresse alla chiesa, come gli aveva indicato il cappuccino. Egli era scomparso, e andava cercando intorno dove fosse più bisogno della sua assistenza». (Ed.)

[138] Segue, cancellato: «lo spicciò in pochissimo tempo, Il signor Prospero gli tenue dietro. Lucia, alla quale erano toccati i servigj più». E di nuovo: «Don Ferrante l'appiccò al suo Prospero, questi ad una donna di casa, e questa a Lucia». (Ed.)