[149] Il Manzoni nel testo definitivo si diffuse maggiormente a raccontare la vita de' suoi protagonisti anche dopo maritati. Parlandone a uno de' propri congiunti, che lo lodava appunto per questo, gli disse: «Che vuoi? sarò probabilmente criticato di avere diminuito l'effetto della fine del romanzo continuando a descrivere la vita dei due sposi. Ma anche a me piace di più il lieto fine; e non ho potuto trattenermi dalla tentazione di stare un po' ancora in compagnia de' miei burattini». Lo racconta lo Stampa [Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici, appunti e memorie; II, 177]; e aggiunge [p. 183]: il Manzoni «non si sarebbe accinto a scrivere un altro romanzo sul tipo de' Promessi Sposi, ma ebbe una volta la tentazione di scrivere un altro romanzo di genere fantastico, di cui pur troppo non mi ricordo il titolo che doveva portare e la sua traccia generale; ma la seppi». (Ed.)
[150] Nella stessa prima minuta la ribattezzò poi Perpetua; nome, come tanti altri de' Promessi Sposi, divenuto famoso. In uno studio molto geniale del Graziadei [La Serva di Don Abbondio, Palermo, Reber, 1903] si legge: «In quella casa, piccola, che in tre passi si traversa una stanza e s'è nell'altra, non v'ha di grande che il buon senso di Perpetua, e solo la lingua di lei si move in fretta». (Ed.)
[151] Qui termina il capitolo I del tomo I della prima minuta, e incomincia il capitolo II. (Ed.)
[152] Luigi Settembrini [Lezioni di letteratura italiana, settima edizione; III, 315] si domanda: «Come sono gli occhi di Lucia?» E risponde: «Non si sa; essi li teneva quasi sempre chinati a terra per pudore. Un altro poeta, e specialmente un francese, quali occhi avrebbe dati a quella fanciulla!» Nella prima minuta la descrizione degli occhi di Lucia c'era, ma nella stessa prima minuta la cancellò. Ecco il passo. Scrivo in corsivo e metto tra due parentesi la parte a cui dette di frego. «Oltre questo, che era l'ornamento particolare di quel giorno, Lucia aveva quello quotidiano di una modesta bellezza[. Questo era l'ornamento particolare di quel giorno, ma Lucia ne aveva un quotidiano, che consisteva in due occhi neri, vivi e modesti, e in un volto di una regolare e non comune bellezza]; la quale era allora accresciuta e per dir così abbellita dalle varie affezioni dell'animo suo in quel giorno. Poichè appariva nei suoi tratti una gioja non senza un leggier turbamento, un misto d'impazienza e di timore, e quella specie di accoramento tranquillo che ad ora ad ora si mostra sul volto delle spose, e che temperato dalle emozioni gioconde e liete, non turba la bellezza, ma l'accresce e le da un carattere particolare».
Il consigliere Federico de Müller raccontando nelle proprie Memorie una visita che fece al Manzoni a Brusuglio, nell'agosto del 1829, scrive: «Discorremmo molto dei Promessi Sposi. Io gli detti copia d'una lettera in cui una amica, di molto ingegno, si manifesta molto entusiasta di questa opera. Ne ebbe gran gioia; ma contro l'osservazione che vi si trova, esser cioè Lucia più un ideale che una vera figura d'italiana, affermò subito che la purezza e la castità delle contadine lombarde supera ogni aspettativa, e che egli ritrasse Lucia fedelmente dal vero. Madama» [Enrichetta] «Manzoni s'accordava in ciò perfettamente con lui, e m'assicurò che tra le contadinelle di que' contorni esiste una tale esagerata morigeratezza e ritrosia, da costringerle a ben guardarsi, quando vanno la domenica a passeggiare col fidanzato, dal prenderlo per la mano e dall'esser famigliari con lui, se non vogliono correr pericolo divenir diffamate dal popolino».
Racconta lo Stampa [Alessandro Manzoni, la sua famiglia, i suoi amici; II, 167]: «Un giorno il Manzoni, al caminetto del suo studio, mi domandò spontaneamente e senza che me l'aspettassi:—Dimmi un po', non ti pare che, come contadina, abbia idealizzato un po' troppo la Lucia?—Risposi francamente:—No! perchè ho avuto occasione di conoscere qualche contadina che aveva dei sentimenti puri ed un cuore delicato come quello della tua Lucia.—Mi parve che gradisse molto questa risposta e che rimanesse molto soddisfatto di questa mia assicurazione». (Ed.)
[153] Lo ribattezzò col nome di Padre Cristoforo nel capitolo IV del tomo I della stessa prima minuta; nella quale, da principio, lo fece anche guardiano del convento di Pescarenico; carica, per altro, che gli tolse quasi subito. Il nome di Galdino lo dette invece al cercatore delle noci, prima da lui chiamato fra Canziano. Costui fa la sua comparsa nel capitolo III del tomo I. «S'ode picchiare all'uscio e nello stesso momento un sommesso, ma distinto Deo gratias. Lucia, immaginandosi chi poteva essere, corse ad aprire; e allora, fatto un inchino, entrò infatti un laico cercatore cappuccino colla sua bisaccia pendente alla spalla sinistra, e l'imboccatura di essa attorcigliata e stretta nelle due mani sul petto.—Fra' Canziano, dissero le due donne.—Il Signore sia con voi, disse il frate: vengo per la cerca delle noci; e come il raccolto è stato buono, voi ne darete a Dio la sua parte, affinchè ve ne dia un altro eguale o migliore l'anno venturo; se però i nostri peccati non attireranno qualche castigo.—Lucia, vanne a pigliare le noci pei padri, disse Agnese». Mentre la figlia eseguisce la commissione, fra Canziano racconta alla madre il miracolo delle noci, avvenuto in Romagna, dove egli era stato cercatore; e avvenuto al tempo del «padre Agapito» (ribattezzato nel testo definitivo padre Macario), «che era un santo». Poi così prosegue il racconto: «Qui ricomparve Lucia col grembiule tanto carico di noci che lo poteva reggere a fatica, tenendo i due capi sospesi colle braccia tese e allungate. Mentre fra Canziano si tolse la bisaccia dalle spalle, la pose in terra e aprì la bocca di quella per introdurvi l'abbondante elemosina, la madre fece un volto attonito e severo a Lucia, per la sua prodigalità; ma Lucia le diede un'occhiata, che voleva dire: mi giustificherò. Fra Canziano proruppe in elogj, in augurj, in promesse, in ringraziamenti; e, rimessa la bisaccia, si avviò; ma Lucia, fermatolo:—Vorrei una carità da voi, disse. Vorrei che diceste al Padre Galdino che ho bisogno di parlargli di somma premura; e che mi faccia la carità di venire da noi poverette subito subito, perchè io non posso venire alla chiesa.
—Non volete altro? non passerà un'ora che lo dirò al Padre Galdino.
—Non mi fallate.
—State tranquilla; e così detto, partì, un po' più curvo e più contento che non quando era arrivato.