[157] A questo punto termina il capitolo V del tomo I della prima minuta e incomincia quello VI, intitolato: Peggio che peggio. (Ed.)

[158] È la giornata che, chiamato da Lucia, corre alla sua casetta, e trova la giovane in angoscia per l'impedito matrimonio e per le persecuzioni di don Rodrigo. Il Padre Cristoforo, dopo, «si avviò al suo convento. Ivi andò in coro a cantare terza e sesta, s'assise alla parca mensa, e allora più parca del solito per la carestia che cominciava a farsi sentire dappertutto, e dopo raccomandati al Vicario gli affari del suo piccolo regno, si pose in via verso il covile dell'orso, che si trattava di ammansare; senza avere, a vero dire, molta speranza del buon successo del suo tentativo». Di ritorno dal «castellotto di don Rodrigo», corre di nuovo alla casetta di Lucia, «nell'attitudine di un generale» che ha «perduta, senza sua colpa, una battaglia». (Ed).

[159] Segue, cancellato: «Quindi si gittò egli pure sul suo canile, dove lo lasceremo dormire, che ne ha bisogno». Quello che vien dopo, l'aggiunse poi. (Ed.)

[160] Questo brano è tolto dal capitolo VII del tomo I della prima minuta. (Ed.)

[161] Era Fermo, il quale menava con sè Tonio e Gervaso, che dovevano servire da testimoni al matrimonio. (Ed.)

[162] Variante: «saliscendo». (Ed.)

[163] La felice trovata di Carneade, come vedremo, balenò alla mente del Manzoni nella seconda minuta. (Ed.)

[164] Segue cancellato: «Don Abbondio non aveva avuto tempo di spaventarsi, nè di maravigliarsi, nè di vedere, che Fermo aveva già pronunziate le parole magiche: Signor curato, in presenza di questi testimonj, questa è mia moglie». (Ed.)

[165] Segue cancellato: «il sagrestano». (Ed.)

[166] È un brano del capitolo VII del tomo I della prima minuta. (Ed.)