—Oh appunto! rispose Agnese, sono venuta a darle incomodo.

Il Conte le chiese con premura novelle di Lucia, e quelle udite, si rivolse a Don Abbondio, e disse: La ringrazio, signor curato, ch'ella si degni scegliere un asilo in questa casa.

—Manco male che conosce i suoi meriti, pensò Don Abbondio, e cominciò per rispondere: In questi frangenti... in queste circostanze... non si... tutto è... Ma, vedendo che la frase così cominciata non poteva venire a bene, la convertì in un inchino profondo.

—Son già arrivati alla sua parrocchia coloro? domandò il Conte.

—Dio liberi! rispose Don Abbondio: Dio liberi! Non sarei qui, vivo e sano, ad implorare la protezione del signor Conte.

—Si faccia cuore, ripigliò questi: qua su non verranno; ma se volessero tentar la prova, siamo pronti a riceverli. In ogni caso la sua presenza è preziosa, signor curato: ella potrà animare questa buona gente alla difesa della vita di tanti deboli, della pudicizia di tante donne, che confidano in noi.

—Un corno, disse fra sè Don Abbondio.

—Ella potrà, proseguì il Conte, assistere quelli fra noi che lasciassero la vita in questa impresa di misericordia.

—Signor Conte, disse Don Abbondio, sarà quel che Dio vorrà. E così dicendo girava la testa a guardare qual fosse la più vicina e la più alta delle cime che dominavano il promontorio su cui era posto il castello, per fissarsi uno scampo dove in quel caso poter benedire i combattenti.

Non rimaneva nel castello più che un letto libero, e fu dato, com'era giusto, a Don Abbondio, prete e vecchio. Ma il Conte, memore della notte che Lucia aveva quivi passata, non avrebbe potuto sofferire che la madre di lei dormisse su la paglia. Fece quindi portare il suo letto nel dormitorio delle donne e disporlo quivi per Agnese, intimando ai servi che si guardassero bene dal dire che quello era il letto del padrone: e nella sua stanza fece in quella vece portare una bracciata di paglia.