—Credete voi dunque che ella possa in suo nome ricevere, confermare, o rimettere i voti che gli son fatti, interpretando la sua volontà in questo, come nel perdono dei peccati, e usando una potestà che tiene da lui?

—Lo credo, rispose ancora Lucia.

—Domandate voi alla Chiesa di essere sciolta dal voto di verginità, che avete fatto, o inteso di fare alla Madre santissima di Dio?

—Lo domando, rispose Lucia, con una prontezza, alla quale Fermo non ebbe nulla a desiderare, e che potrà parere forse troppa a chi, non essendo stato presente a quell'atto, non rifletta che la solennità della richiesta, l'aria autorevole di chi l'ha fatta, non lasciavan luogo a titubamenti leziosi, e che ivi la verecondia doveva essere tutta nella sincerità.

—Ed io, disse allora il buon frate con tuono ancor più solenne, prego umilmente la Vergine, regina di tutti i santi, che abbia sempre per aggradito il sentimento del vostro divoto e travagliato sacrificio, e lo offra al suo e nostro Signore; e con l'autorità, che la Chiesa mi ha affidata, vi sciolgo dal voto, annullando ciò che vi potè essere d'inconsiderato, e liberandovi da ogni obbligazione, se ne avete contratta.

Non parleremo dell'effetto che queste parole produssero nell'animo dei due giovani: la buona vedova era tutta commossa. Il frate continuò, rivolto a Lucia: Siate moglie pudica, moglie affettuosa, moglie contenta dì quella contentezza che conduce all'eterna. Questo Iddio ha voluto e vuole da voi. Quindi levò le mani verso i due giovani, come per parlare ad ambedue. Essi caddero ginocchioni ai suoi piedi, ed egli, tutto assorto, e quasi senza avvedersi di quell'atto, stese le mani su le loro teste e stette un momento pensoso. Erano nel fondo della capanna, come chiusi tra quello e il letto della vedova, che teneva gli occhi fissi su di loro; i giovani inginocchiati con la fronte bassa, e il frate ritto dinanzi a loro, con le spalle rivoltate alla porta.

—Figliuoli, disse egli, che ho amati e che amerò sempre, ricordatevi che se la Chiesa vi assolve da un sagrificio, non lo fa per procurarvi le consolazioni di questa vita, che deve esser tutta un sagrificio, ma per mettervi su la via della santificazione. Amatevi, come compagni di viaggio, col pensiero di avere a lasciarvi, con la speranza di ritrovarvi ancora e per sempre. Rendete grazie al cielo, che vi ha condotti a questo stato non con le allegrezze turbolente e passeggiere, ma coi travagli e fra le miserie, per disporvi ad una gioja raccolta, temperata e continua. E nei vostri discorsi qualche volta, e sempre nelle vostre preghiere, ricordatevi...

Queste parole, che rinchiudevano come un presentimento e un tristo addio, rinnovarono nell'animo di Lucia l'impressione dolorosa che le aveva prodotta l'aspetto di chi le proferiva. Levò ella gli occhi quasi involontariamente, tutta commossa, a riguardarlo di nuovo; ma insieme con l'oggetto che cercava il suo sguardo, un altro inaspettato le se ne offerse su la porta della capanna, alla vista del quale ella mandò uno strido repentino. Tutti gli occhi si rivolsero a quella parte donde le era venuta quella subita commozione[144].

Ritto sul mezzo dell'uscio stava un uomo, smorto, rabbuffato i capegli e la barba, scalzo, nudo le gambe, le braccia, il petto, e nel resto mal coperto di avanzi di biancheria, pendenti qua e là a brani e a filaccica; stava, con la bocca semiaperta, guatando le persone raccolte nella capanna, con certi occhi, nei quali si dipingeva ad un punto l'attenzione e la dissensatezza; dal volto traspariva un misto di furore e di paura, e in tutta la persona una attitudine di curiosità e di sospetto, uno stare inquieto, una disposizione a levarsi, non si sarebbe saputo se per fuggire, o per inseguire. Ma in quello sfiguramento Lucia aveva tosto riconosciuto Don Rodrigo, e tosto lo riconobbero gli altri due. Quell'infelice, da una capanna, posta lungo il viale, nella quale era stato gittato, e dove era rimasto tutti quei giorni languente e fuor di sè, aveva veduto passarsi davanti Fermo e poi il Padre Cristoforo, senza esser veduto da loro. Quella comparsa aveva suscitato nella sua mente sconvolta l'antico furore e il desiderio della vendetta, covato per tanto tempo, e insieme un certo spavento, e con questo ancora una smania di accertarsi, di afferrare distintamente con la vista quelle immagini odiose, che le erano come sfumate dinanzi. In una tal confusione di passioni, o piuttosto in un tale delirio, s'era egli alzato dal suo miserabile strame, e aveva tenuto dietro da lontano a quei due. Ma quando essi, uscendo dalla via, s'internarono nelle capanne, il frenetico non aveva ben saputa ritenere la traccia loro, nè discernere il punto preciso per cui essi erano entrati in quel labirinto. Entratovi anch'egli da un altro punto, poco distante, non vedendo più quegli che cercava, ma dominato tuttavia dalla stessa fantasia, era andato a guardare di capanna in capanna, tanto che s'era trovato a quella in cui, mettendo il capo su la porta, aveva riveduto in iscorcio quelle figure. Quivi, ristando stupidamente intento, udì quella voce ben conosciuta, che nei suo castello aveva intuonata al suo orecchio una predica, troncata allora da lui con rabbia e con disprezzo, ma che aveva però lasciata nel suo animo una impressione che s'era risvegliata nel tristo sogno precursore della malattia. Quella voce lo teneva immobile, a quel modo che altre volte si credeva che le biscie stessero all'incanto, quando Lucia s'accorse di lui. Dopo la sorpresa, il primo sentimento di quella poveretta fu una grande paura: il primo sentimento del Padre Cristoforo e di Fermo, bisogna dirlo a loro onore, fu una grande compassione. Entrambi si mossero verso quell'infermo stravolto, per soccorrerlo e per vedere di tranquillarlo; ma egli, a quelle mosse, preso da un inesprimibile sgomento, si mise in volta e a gambe verso la strada di mezzo; e, su per quella, verso la chiesa. Il frate e il giovane lo seguirono fin sul viale, e di quivi lo seguivano pure col guardo: dopo una breve corsa egli s'abbattè presso ad un cavallo dei monatti che, sciolto, con la cavezza pendente e col capo a terra, rodeva la sua profenda: il furibondo afferrò la cavezza, balzò su la schiena del cavallo, e percotendogli il collo, la testa, le orecchie coi pugni, la pancia con le calcagna, e spaventandolo con gli urli, lo fece muovere e poi andare di tutta carriera. Un romore si levò all'intorno, un grido di piglia, piglia; altri fuggiva, altri accorreva per arrestare il cavallo, ma questo, spinto dal demente, e spaventato da quei che tentavano di avvicinarglisi, s'innalberava e scappava vie più verso il tempio.

I due, dei quali egli era stato altre volte nemico, tornarono tutti compresi alla capanna, dove Lucia stava ancora tutta tremante.