Questa risposta di formalità, Vittoria se la doveva aspettare, e non la contò per una risposta, e proseguì:
—Come, niente? Signor padrone, ella ha avuto uno spavento: vuol darmi ad intendere?...
—Quando dico niente, ripigliò Don Abbondio con impazienza, o è niente, o è cosa che non posso dire.
Vittoria, vedendolo più presso alla confessione che non avrebbe sperato in due botte e risposte, andò sempre più incalzando.—Che non può dire nemmeno a me? Oh bella, chi si piglierà cura della sua salute? Chi rimedierà...
—Tacete, tacete, e non parecchiate altro, che questa sera non cenerò.
Quando Vittoria intese questo, fu certa che v'era una cosa da sapersi e che la cosa era grave, e giurò a sè stessa di non lasciare andare a dormire il curato senza averla saputa.
—Ma, signor padrone, per l'amor di Dio mi dica che cosa ha: vuol ella ch'io sappia da altra parte che cosa le è accaduto?
—Si, si, da brava, andate a fare schiamazzo, a metter la gente in sospetto.
—Ma io non dirò niente, se ella mi toglie da questa inquietudine.
—Non direte niente, come quando siete corsa a ripetere alla serva del curato nostro vicino tutti i miei lamenti contro il suo padrone, e m'avete messo nel caso di domandargli scusa, come quando...