—Sicuro, e nell'imbroglio son io.

—Pur troppo, disse Vittoria, ma non si lasci spaventare: eh! se costoro potessero aver fatti come parole, il mondo sarebbe loro: Dio lascia fare, ma non strafare: e qualche volta cane che abbaja non morde.

—Lo conoscete voi questo cane? e sapete quante volte ha morso?...

—Lo conosco e so bene che...

—Zitto, zitto, questo non serve.

—Signor padrone, ella ci penserà questa notte, ma intanto non cominci a rovinarsi la salute per questo: mangi un boccone.

—Ma, se non ho voglia.

—Ma se le farà bene; e, detto questo, si avvicinò al seggiolone dov'era il curato e lo mosse alquanto, come per dargli la leva: il curato si alzò, ella spinse il seggiolone vicino alla tavola: il curato vi si ripose, e mangiato un boccone di mala voglia, facendo di tempo in tempo qualche esclamazione, come: Una bagattella! ad un galantuomo par mio, ed altre simili, se ne andò a letto colla intenzione di consultare tranquillamente e ordinatamente sui casi suoi[151].

La consulta fu tempestosa e durò tutta la notte. L'egoismo, la debolezza e la paura vi si trovavano come in casa loro, l'astuzia doveva quindi essere incitata e ricevere l'incarico di proporre il partito, e così fu. Senza annojare il lettore colla relazione di tutte le fluttuazioni, dei ripieghi accettati e rigettati, basterà il dire che il partito di fare quello che si doveva, senza darsi per inteso della minaccia, non fu nemmeno discusso, che si pensò a quello di assentarsi, tanto da aspettare qualche benefizio dal tempo, ma questo anche fu rigettato, perchè non v'era spazio per eseguirlo. La celebrazione del matrimonio era stabilita pel giorno vegnente, e una partenza di buon mattino, senza lasciare nessuna disposizione, avrebbe avuto tutto il colore d'una fuga, ed esponeva a molti impicci e rendiconti. Fu però riservato questo ripiego per l'ultimo, cercando intanto di guadagnar tempo e di agire sulla parte più debole. Don Abbondio si preparò a questo esperimento, passò in rassegna tutti i mezzi di superiorità e d'influenza che l'autorità, la scienza (in paragone di Fermo) e la pratica gli davano sopra quel povero giovane, e pensò al modo di farli giuocare. Questi bei trovati di Don Abbondio appariranno più chiaramente nel discorso ch'egli ebbe con Fermo. Fermo non si fece aspettare.