Chi non ricorda il leggiadro episodio della Mascheroniana (1801; canto IV), in cui l'ombra di Pietro Verri, alla vista dei «placidi colli felici»,

Che con dolce pendio cingon le liete
Dell'Eupili lagune irrigataci,

esclama:

Salvete,
Piagge diletto al Ciel, che al mio Parini
Foste cortesi di vostr'ombre quete,

Quando ei, fabbro di numeri divini,
L'acre bile fe' dolce, e la vestia
Di tebani concenti e venosini?

Invano il futuro narratore dei Promessi sposi cercava, in quei cari luoghi, di risentire la cara voce del poeta eupilino: «le commosse reliquie sotto la terra argute sibilar»; il «plettro arguto» taceva, e negli amati boschi fiancheggianti l'Adda era «silenzio ed orror».Venga dunque lui, il Ferrarese, «a risvegliar, col canto, novo romor Cirreo»:

............A te concesse
Euterpe il cinto, ove gli eletti sensi
E le immagini e l'estro e il furor sacro
E l'estasi soavi e l'auree voci
Già di sua man rinchiuse.


IV.

Anche a lui adolescente Euterpe aveva fatto qualche carezza: