E oltre alla forma in generale, e ai tanti particolari d'invenzione e di stile, è montiana perfino l'idea prima, di celebrare in versi quella pace, e di celebrarla a guisa d'un Trionfo. Non so che altri ci abbia pensato; e, per esempio, il Petrocchi non ha rammentato, su quell'avvenimento, se non una lirica del Ceroni. Altro che Ceroni! Quella pace fu cantata dal Monti in persona, in un'ode a strofi saffiche (il metro della pariniana Alla Musa), che ha ispirazione moderna e gusto classico. Di sotto alla patina caduca del frasario mitologico e alle incrostazioni parassitarie della rettorica giacobina, quanta freschezza di sentimento in quest'ode, che fa non a caso ripensare ai Cori manzoniani e a taluna delle più belle poesie del Carducci!

Voi che dell'armi al suono impaurite
Pace invocaste su le patrie arene,
Tenere madri, ardenti spose, uscite:

La dea già viene.

De' suoi bianchi corsieri odo il nitrito,
Sotto l'asse tremar sento la riva.
Fuori uscite: ogni pianto è già finito:

Ecco la diva.

Lungi il loto, o fanciulle, ed il narciso,
Ch'ella non ama delle Parche i fiori:
Date rose e mortelle, e al fiordaliso

Misti gli allori....

Alate strofette; che fan meglio comprendere il paterno compiacimento del provetto poeta, quando, nel lodare i primi tentativi dell'amato novizio, gli scriveva: «I versi che m'hai mandati son belli: io li trovo respiranti quel molle atque facetum virgiliano, che a pochi dettano gaudentes rure camoenae.....; e se al bello e vigoroso colorito che già possiedi, mischierai un po' più di virgiliana mollezza, parmi che il tuo stile acquisterà tutti i caratteri originali».

Quanto a sentimento e impeto patriottico, il figliuolo della Giulia Beccarla non aveva certo bisogno che altri venisse ad insegnarglieli: le idee nuove ed innovatrici, e le dottrine umanitarie e sociali che avevano scosso e scotevano l'antico assetto, eran roba di casa. Il fiero imberbe dubita persino che l'uomo abbia un'anima (c. I):

........s'egli è ver che in noi s'annidi
Parte miglior che de le membra è donna;