Gentili masnadieri in le tue ville
Succedettero ai fieri, e a genti estrane
Son le tue voglie e le tue forze ancille.

Langue il popol per fame, e grida: Pane!
E in gozzoviglia stansi o in esultanza
Le Frini e i Duci[6]; turba che di vane

Larve di fasto gonfia e di burbanza,
Spregia il volgo onde nacque e a cui comanda,
A piena bocca sclamando: Eguaglianza!

Il volgo, che i delitti e la nefanda
Vita vedendo, le prime catene
Sospira, e 'l suo tiranno al ciel domanda.

De l'inope e del ricco entro le vene
Succhian l'adipe e 'l sangue; onde Parigi
Tanto s'ingrassa, e le midolle ha piene.

E i tuoi figli? I tuoi figli abbietti e ligi
Strisciangli intorno in atto umile e chino.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Tal pasce il volgo di sonanti fole;
Vile! e di patrio amor par tutto accenso,
E liberai non è che di parole....

Vedi quei che sua gloria nei concinni
Capei ripone. Oh generosi spirti,
Degni del giogo estranio e de' cachinni!