Odimi, Insubria. I dormigliosi spirti
Risveglia alfine, e da l'olente chioma
Getta sdegnosa gli Acidalii mirti.
Ve' come t'hanno sottomessa e doma
Prima il Tedesco e Roman giogo, e poi
La Tirannia che Libertà si noma.
Mira le membra illividite, e i tuoi
Antichi lacci; l'armi appresta,
Sorgi, ed emula in campo i Franchi eroi.
E a l'elmo antico la dimessa cresta
Rimetti, e accendi i neghittosi cori,
E stringi l'asta ai regnator funesta.
Come destrier, che fra l'erbette e i fiori
Placido, in diuturno ozio recuba
Sol meditando vergognosi amori,
Scote nitrendo la nitente giuba
Se il torpido a ferirlo orecchio giugno
Cupo clangor di bellicosa tuba,
E stimol fiero di gloria lo pugne,
Drizza il capo, e l'orecchio al suono inchina,
E l'indegno terren scalpe con l'ugne;
Contra i Tiranni sol la cittadina
Rabbia rivolgi, e tienti in mente fiso
Che fosti serva ed or sarai reina.
I Tiranni! L'odio tirannicida era di legato alfieriano. Oh perchè tarda a sorgere un novello Bruto, il quale liberi il mondo dalla turpe e feroce Austriaca, tigre regale, che trucidò, al cospetto del divino golfo di Napoli, l'ammiraglio Caracciolo, Mario Pagano, Domenico Cirillo, Ettore Carafa!