ma chi non risente la grata fragranza catulliana delle odi Il pericolo e Il messaggio, in queste alate strofette, leggiadramente intessute di settenari e d'endecasillabi, e rese più agili dagli sdruccioli non frenati da rime?
Da gl'innocenti sguardi
Che ancor lor possa e gli altrui danni ignorano,
Escono accesi dardi,
Non certi men nè di più leve incendio
Se dal fronte scendendo il crine avaro
Dolce fa lor riparo:
Non altrimenti in cielo
Febo sorgendo, di dorate nuvole
A' suoi splender fa velo,
Che vincitor superbi indi sfavillano,
E la terra soggetta in suo viaggio
Tinge di dubbio raggio.
Oh qual tutta di nove
Fatali grazie ride allor che l'invido
Crin col dito rimove,
E doppio appresta di beltà spettacolo
Sul picciol fronte trascorrendo lieve
Con la destra di neve!
Il poeta è stato assalito dal «fanciulletto Idalio», mentre
per le fiorenti
Ascree piagge scorrea, lungo le Aonie
Secrete acque;
e non gli valsero a difesa «gli aspri precetti di Zenon».
Nè vuol ch'io canti, rossa
Di sangue, Italia; onde ancor pochi godono;
Nè di plebe commossa
Le feroci vendette, ed i terribili
Brevi furori, e i rovesciati scanni
De' tremanti Tiranni.
Celebrerà dunque Venere, traente «da' gorghi del paterno Oceano Le rugiadose chiome»,