«Degl'imbrogli? Che imbrogli ci può essere?»
«Bisognerebbe trovarsi nei nostri piedi, per conoscer quanti impicci nascono in queste materie, quanti conti s'ha da rendere. Io son troppo dolce di cuore, non penso che a levar di mezzo gli ostacoli, a facilitar tutto, a far le cose secondo il piacere altrui, e trascuro il mio dovere; e poi mi toccan de' rimproveri, e peggio.»
«Ma, col nome del cielo, non mi tenga così sulla corda, e mi dica chiaro e netto cosa c'è.»
«Sapete voi quante e quante formalità ci vogliono per fare un matrimonio in regola?»
«Bisogna ben ch'io ne sappia qualche cosa,» disse Renzo, cominciando ad alterarsi, «poichè me ne ha già rotta bastantemente la testa, questi giorni addietro. Ma ora non s'è sbrigato ogni cosa? non s'è fatto tutto ciò che s'aveva a fare?»
«Tutto, tutto, pare a voi: perchè, abbiate pazienza, la bestia son io, che trascuro il mio dovere, per non far penare la gente. Ma ora.... basta, so quel che dico. Noi poveri curati siamo tra l'ancudine e il martello: voi impaziente; vi compatisco, povero giovine; e i superiori.... basta, non si può dir tutto. E noi siam quelli che ne andiam di mezzo.»
«Ma mi spieghi una volta cos'è quest'altra formalità che s'ha a fare, come dice; e sarà subito fatta.»
«Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti?»
«Che vuol ch'io sappia d'impedimenti?»
«Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis,...»