cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita.

«Si piglia gioco di me?» interruppe il giovine. «Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?»

«Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.»

«Orsù!...»

«Via, caro Renzo, non andate in collera, che son pronto a fare.... tutto quello che dipende da me. Io, io vorrei vedervi contento; vi voglio bene io. Eh!... quando penso che stavate così bene; cosa vi mancava? V'è saltato il grillo di maritarvi....»

«Che discorsi son questi, signor mio?» proruppe Renzo, con un volto tra l'attonito e l'adirato.

«Dico per dire, abbiate pazienza, dico per dire. Vorrei vedervi contento.»

Renzo (pag. [22]).