Cangiamento che deve produrre in ogni giudizio delle nostre azioni, e in ogni nostro sentimento, questa massima, resa volgare dal Vangelo: Che ogni avvenimento di questa vita mortale è mezzo e non fine.

La morale dei Cori greci consisteva nei sentimenti che dovevano conseguire dal dogma della fatalità. L’idea divulgata dalla Religione Cristiana deve predominare in ogni componimento.

Quegli i quali accusano la Religione di essere inutile all’uomo, perchè tutto dispone ad un’altra vita, fanno a parer mio due errori. Il primo è una petizione di principio: perchè come la Religione propone il conseguimento della felicità (vero fine dell’uomo, senza quistioni) nella vita futura, bisogna provare che questa promessa sia falsa e che non vi sia un’altra vita più importante, prima di accusare la Religione di trascurare le cose importanti di questa, perchè essa ottiene il suo fine quando conduca l’uomo alla felicità maggiore. Il secondo errore sta nel non riflettere che la Religione, per farci ottenere questa seconda vita, propone appunto i mezzi che possono rendere la presente meno infelice all’universale[1080].

Alcune belle opere moderne sulla poesia sono cagione che più non si ripeta così frequentemente quel falso principio: che i precetti non influiscono sul miglioramento di quest’arte. Sì, i precetti materiali che non riguardano che l’ordine esteriore e la forma; ma i precetti morali, che insegnano quali sentimenti si debbano eccitare dalla poesia e che gli eccitano insegnandoli, producono un effetto grandissimo. Quando uno scrittore, cogli esempj dei grandi poeti e colle considerazioni generali sull’animo umano, mostra quello che la poesia può fare, illumina ed accende gli spiriti nati alla poesia, e li toglie dal volgare affatto: ai mediocri che vogliono pur battere la strada della imitazione, toglie ogni fama, e lo fa vedere quale egli è, e così scoraggia chi li vorrebbe seguire.

I teatri sono utili, secondo l’opinione di alcuni politici, per procurare un divertimento all’universale, e distorlo dal pensiero de’ suoi mali e da altre occupazioni pericolose.

Ad ogni modo, quegli che credono di provare che i teatri, come sono, sono utili come preservativi di mali maggiori, hanno torto di dedurre da ciò, che facciano male quegli che per principj religiosi conducono un picciol numero a starne lontani. Poiché i principj religiosi che persuadono questi ad una tale astinenza, fanno che essi non abbisognino di questo rimedio; chè se potessero persuadere tutti, toglierebbero in un tempo a tutti questo bisogno. Appena possono dire che sarebbero imprudenti, se suggerissero di togliere i teatri senza sostituire l’influenza universale dei principj religiosi, ed un’altra serie d’interessi e di occupazioni.

Perchè si possano togliere i teatri, bisogna fare in modo che quelli che li frequentano perdano la voglia di frequentarli. Sulla possibilità e sul modo di far questo, io non istarò a discorrere, che è troppo vasta materia.

Al tempo che i medici vestivano toga e parlavano latino, trovandosi uno d’essi in una brigata, se gli fece presso un solenne mangiatore, e gli chiese che dovesse fare per certe indigestioni che di frequente lo molestavano.—Ad ogni indigestione, pigliatevi un buon purgante, rispose il medico. —Ma, replicò il ghiottone, io ho inteso dire che i purganti sciupano lo stomaco.—Pur troppo è vero, disse il medico; ma questo è un male inevitabile. Volete voi lasciare ammassare nel vostro corpo tanti mali umori, che vi portino ad una febbre gastrica, e questa al sepolcro?—Un uomo che era presente al consulto, e che non era dell’arte, si fece ardito di proferire con molta modestia questa sua opinione:—Se questo signore vivesse sobriamente, non potrebb’egli schivare le indigestioni e i purganti?—Il medico gli si volse con un grave sorriso, e disse: Io do consigli pratici, e non faccio progetti romanzeschi.—Un altro presente, sorridendo al bel tratto del medico, aggiunse questa profonda sentenza: Alcune cose sono bellissime in teoria, che non valgono nulla in pratica.—Al che fu applaudito dagli astanti: un dei quali proruppe in quest’altra non meno profonda sentenza: Bisogna considerare gli uomini quali sono e non quali dovrebbero essere.—Queste sentenze sono ora divenute comuni, e sono gran parte della sapienza del secolo.