★
Rivolgendo l’occhio al corso delle scienze morali dal loro principio fino ai dì nostri, è doloroso il vedere come tutti quelli che in queste primeggiarono, furono o perseguitati o beffeggiati e straziati almeno; e tanto più, quanto più grande si manifestava negli scritti loro il desiderio del progresso durevole degli uomini, e il sentimento affettuoso della carità universale. Un uomo eccellente nelle scienze fisiche e nelle arti liberali è stretto spesse volte dalla invidia e dalle ire dei malevoli; ma questi ch’io dico si trovano in guerra col genere umano. Volevo dire col genere letterato.
Si vede come i contemporanei hanno potuto perdonare ad un astronomo, ad un naturalista, ad un matematico (non sempre però), di averli spinti assai in là in queste dottrine; ma appena, in fatto di scienze morali, scorgono gli uomini uno che li precorra di un gran tratto, e che gl’inviti a seguirlo, si danno a toglier pietre da ogni parte e a lapidarlo. Quando poi quella generazione è morta in cammino, i posteri vanno oltre, trovano quelle pietre, le raccolgono divotamente, ne fanno un monumento al povero defunto, e cantano un inno di lode a questi, e d’imprecazioni ai loro antecessori, non omettendo però di gettar pietre a chiunque di loro ardisca d’imitarlo e di precederli. Omettendo le persecuzioni dei potenti, non fu scrittor morale di prim’ordine che non abbia avuto a dolersi de’ suoi pari; i quali, invece di esser riconoscenti a chi li amava e li bramava migliori, invece di consolarlo, cogli amorevoli applausi, del dolore più intenso che lo spettacolo dei mali cagiona a tali animi, invece di ajutarlo a portare la croce del genio, lo satollarono di odj e di scherni e di sospetti, peggio che non avrebbero fatto ad un nemico. Ben è vero che il più di questi scrittori ricordano talvolta, con una cert’aria d’indifferenza e di tranquillo disprezzo, tutte queste contradizioni; ma io non son di parere che si debba loro affatto credere in questo: chè essi mostrarono questi sentimenti o per ingannare i loro disgusti, o per non rallegrare i nemici del vero e del bello, ai quali par troppo gran trionfo il contristare un uomo tanto a loro superiore. Io stimo che ognuno di questi abbia provato una continua amaritudine dal contegno dei suoi contemporanei: perchè è una dote dolorosa dei sommi ingegni, il desiderio irrequieto e ardente che gli uomini ricevano la verità che essi mettono in luce: perchè negli animi elevati regna un senso di benevolenza, che si affligge dell’inimicizia; perchè a questi animi ogni giudizio della mente d’un uomo pare di una tale importanza e dignità, che non si possono ridurre a non farne conto per quanto traviati essi sieno, e quando son tali che è loro forza disprezzarli, questo disprezzo riesce loro penosissimo; perchè infine nessuno è tanto forte e sicuro in sè medesimo, che possa far senza gli applausi e l’incoraggiamento de’ suoi simili.
★
L’emulazione letteraria fra le nazioni, che anima gli scrittori dell’una a vituperare gli scrittori delle altre, è picciola, illiberale e dannosa. Quando avrete creduto provare che la nazione tale non ha poesia, non ha versi, non ha una bella lingua (lasciando da parte che l’assunto è assurdo), non darete già più pregio alla vostra poesia, ai vostri versi, alla vostra lingua; farete credere anzi che voi siete tanto poco sicuri della vostra gloria patria, che non potete farla comparir grande che comprimendo le altre. Gli uomini animati dal vero amore del bello, considerano ogni progresso nelle arti letterarie e in ogni cosa appartenente all’uomo, come un guadagno comune; e se in un’altra contrada, in un’altra lingua, sorge, per esempio, un gran poeta, si rallegrano che il genere umano ha un gran poeta di più. Poichè uno non può esser grande in queste facoltà, che dicendo cose utili a tutti gli uomini.
★
Allora le belle lettere saranno trattate a proposito, quando le si riguarderanno come un ramo delle scienze morali. Le lettere ebbero per anni, anzi per secoli, un singolare destino in Italia: d’essere cioè pregiate e magnificate oltremodo da quelli che le coltivavano, e tenute in vilissimo conto da quelli che attendevano a studj diversi. Il che procedeva dall’essere le lettere male esercitate dagli uni, e male intese dagli uni e dagli altri. Scorrendo le poesie di più di due secoli, vi si vede predominare una stima preponderante per la poesia stessa e pei poeti quali essi sieno, non mancando il poeta quasi mai di parlare di sè come di un uomo sovrumano. Il parlare coi fati, l’alzare monumenti indistruttibili, il dar da fare al tempo edace, il farsi beffe della morte, sono le solite canzoni che vi si trovano per entro. Nello stesso tempo si parla con disprezzo quasi d’ogni altra cosa, salvo sempre i potenti vivi. Egli è strano udire un uomo, in un componimento fatto per cantare, verbi grazia, le nozze del signor tale colla signora tale, o altro fatto di simile importanza, l’udirlo, dico, parlare con disprezzo di coloro che per sete d’oro tentano l’elemento infido, e tali altre bazzecole; le quali non voglion dire altro se non che il commercio è una corbelleria, anzi una peste, e l’uomo che vuole ben meritare dei contemporanei e dei posteri, deve starsene a scander versi per le nozze del signor tale colla signora tale. Così, nei libri di scienze, scritti da un di quegli uomini che vedono una cosa sola e non sanno distinguere nemmeno le più vicine a quella, è parlato della poesia come di una baja da fanciulli. E non è raro di trovare l’epiteto poetico per qualificare una immaginazione falsa, non fondata, o stravagante. Il che non vuol dire altro se non che questi scrittori non sanno che sia, che sia stata, e che possa essere, la poesia[1081].
★
Le scienze morali tendon, come tutte le altre scienze, a riunire in corpo una serie di verità naturalmente collegate, e ad escludere le false opinioni che si contrappongono ad esse. E perciò progrediscono assai più lentamente delle altre scienze, perchè non basta a far ricevere le verità che vi si propongono che si persuada l’intelletto, ma è d’uopo vincere le passioni che odiano queste verità, e le abitudini che non vogliono essere sconciate da esse. E non è raro vedere uno, che proponga una di queste tali verità, non trovare chi gli possa opporre una buona ragione, e dover essere contento di avere in risposta un sorriso o il titolo di sognatore.