Sarammi infin che la purpurea vita

M’irrigherà le vene, a me rivolto,

Con gentil piglio la tua man levando,

Fea d’offrirmela cenno. Ond’io più baldo

La man ti stesi; ma tremò la mano

E il cor: chè tutto in su la fronte allora

Vidi il dio sfolgorarti, e tosto in mente

Chi sei mi corse, ed in che pura ed alta

Aria nutrita, ed a che scorte avvezza.

Mesto allor la tua vista abbandonai;