Con questi detti, a lui la Musa aperse:
A confortarti io vegno. Onde sì ratto
«L’anima tua è da viltate offesa?»
Non senza il nume de le Muse, o figlio,
Di te tant’alto io promettea. Deh! come,
Pindaro rispondea, cura dei vati
Aver le Muse io crederò? Se culto
Placabil mai degl’Immortali alcuno
Rendesse a l’uom, chi mai d’ostie e di lodi,
Chi più di me di preci e di cor puro