Sennonchè, è poi presumibile che già prima del 1820 il Manzoni sapesse a un puntino tutta la cronaca dolorosa ed eroica della fine di re Gioacchino? Non oserei senza prove affermarlo, ma nemmeno credo che si possa, senza prove, negarlo. Abbiam da fare con un poeta che fu un curioso e sagace indagatore di fatti storici, anche contemporanei, e con un uomo ch’era in rapporti amichevoli coi personaggi più eminenti di qua e di là dalle Alpi. Certo, non tutto quello che a noi han rivelato gli archivi egli seppe; ma chi sa quanto da relazioni scritte o da informazioni orali egli apprese, che a noi non è dato sapere, e che forse non sapremo più mai! E del resto, anche noi quante cose non sappiamo degli avvenimenti compiutisi sotto gli occhi nostri, che i nostri nipoti non sapranno, o impareranno monche e travisate?

[110] Pel Goethe, rimando al Saggio dello Zumbini, L’Egmont del Goethe e il Conte di Carmagnola del Manzoni, negli Studi di letterature straniere, Firenze, Le Monnier, 1893. Per lo Shakespeare, mi si consenta ricordare i miei Saggi: Ammiratori e imitatori dello Shakespeare prima del Manzoni (nella «Nuova Antologia» del 16 novembre 1892). L’Arminio del Pindemonte e la poesia bardita (ibidem, 16 aprile 1892). La prima tragedia del Manzoni (nell’«Annuario della R. Accademia Scientifico-Letteraria, Milano, 1894-95).

[111] Il pio Silvio, in una lettera del 1833 al conte Pietro di Santa Rosa (Curiosità e ricerche di storia subalpina, v. I, pag. 384-86), parlando di Dio, uscì in questa espressione veramente singolare: «è vario perchè è infinito, e perchè sa (come quel Shakespeare de’ Shakespeare ch’egli è) adoperare da maestro la varietà per produrre una sapiente unità». Cfr. Bellorini, Spigolature Pellichiane, p. 45.

[112] Nell’articolo sulla Maria Stuarda. Vedi Prose di Silvio Pellico, Firenze, Le Monnier, 1856, pag. 404-05.

[113] Mélanges de littérature ecc., pag. 250.

[114] Cfr. la lettera del Foscolo al conte Verri, del 21 maggio 1814 (Prose; Firenze, Le Monnier, 1850, pag. 81), e la Lettera Apologetica (ibid., pag. 502).—In una lettera del Mustoxidi al Fauriel, da Milano, 20 dicembre 1811 (in De Gubernatis, Il Manzoni e il Fauriel, p. 82), dove si tocca anche di Alessandro, è detto: «Foscolo ne ha dato una tragedia intitolata l’Aiace, ma portò seco, per dirla con Sofocle, la sventura coll’Ai Ai del suo nome; il pubblico non ha trovato una sola parte degna di lode, e mi pare che il pubblico non si è ingannato».

[115] Degno di nota è tuttavia che in un alessandrino di questa tragedia, recitata la prima volta, sul Teatro della Nazione a Parigi, il 4 novembre 1789, già rugge la Marsigliese: quel Chant de l’armée du Rhin che Claudio Giuseppe Rouget de Lisle (n. 1760, m. 1836) compose a Strasbourg nell’aprile del 1792. Poco prima dei versi riferiti, L’Hôpital esclamava:

Il est, il est, monsieur, de ces princes sinistres,

Destructeurs d’un pouvoir dont il sont les ministres:

Mais lorsque tout a coup dissipant leurs flatteurs,