Faisant évanouir les songes corrupteurs,
Le jour est arrivé, le jour de la vengeance....
[116] Il povero Andrea, nelle ardenti strofe, pubblicate un po’ più tardi, nel 1791, che hanno per titolo Le jeu de paume, aveva esclamato:
L’enfer de la Bastille, a tous les vents jeté,
Vole, débris infâme et cendre inanimée,
Et de ces grands tombeaux, la belle Liberté,
Altière, étincelante, armée,
Sort.............................
L’Alfieri, testimone di quella prima sommossa popolare, aveva scritto il poemetto lirico, che nel Misogallo poi ripudiò, Parigi sbastigliato.
[117] Cfr. p. 410 di questo volume. Il Tiberio fu concepito in un’esaltazione tirannicida, destata nel poeta da una concitata lettura di Tacito; e, come si vede, esso non dispiaceva al poeta del Cinque maggio! Il quale poi, riferisce il Bonghi (Pensieri inediti, pag. 62), «raccontava assai spesso che non so chi domandasse a un redattore dei Débats perchè il giornale continuasse a dire che il fratello di Andrea Chénier gli avesse fatto la spia, e cagionato così la di lui morte, pur sapendo che ciò era falso; e il redattore rispondesse: Parce qu’il le faut! Così, stupiva di questa persuasione della necessità e dell’utilità della bugia, e gli pareva segno di una corruttela estrema».—Ai nostri giorni abbiamo sentito affermare qualcosa di simile a proposito del Dreyfus; e ci siamo, ancora una volta, accorati «pour cette France illustrée par tant de génie et par tant de vertus», come la chiamava lo stesso Manzoni (cfr. più avanti, p. 384).