[118] Non mi so astenere dal riferire questo brano d’una lettera del Ducis, 23 luglio 1777, a una signora molto scettica circa il valore di codesto dramma: «Je vous dirai que, malgré vos craintes, la Gabrielle de Vergy, de mon ami Du Belloy, a le plus grand succès. Je compte qu’elle passera vingt représentations. Les femmes ont d’abord beaucoup crié contre; elles y tombaient mourantes les unes sur les autres: c’était une chose épouvantable. Aujourd’hui on ne voit qu’elles aux loges, a l’orchestre, a l’amphithéâtre». Il terrore femminile si spiega, quando si pensi che nel dramma è introdotto il signor di Favel, il quale porta e dà da mangiare alla sua donna il cuore del rivale!
[119] Ho poco più sù accennato come il Marco del Carmagnola ricordi, per la rigidità schematica del carattere, il Marchese di Posa del Don Carlos. Si può soggiungere che dietro di esso sia pur facile scorgere e riconoscere il poeta medesimo, il quale suggerisce a quel fantoccio i discorsi ch’egli avrebbe fatti in un caso simile. Del Posa il Carlyle (The life of F. Schiller, Leipzig, Tauchitz, 1869, pag. 94) ebbe già a osservare che «is the representative of Schiller himself».
[120] «Ed ora per sempre addio mente tranquilla! addio contentezza! addio drappelli piumati, e le grandi guerre che fanno dell’ambizione una virtù! Oh addio! Addio nitrente destriero, e la stridula tromba, e il tamburo che esalta gli spiriti, e il piffero che ferisce l’orecchio, la regale bandiera, e ogni altro particolare, orgoglio, pompa e incidenti della guerra gloriosa!...».
[121] Ricordo che son proprio le parole di Ferdinando a Egmont, nella prigione (sc. 4ª), quelle che il Manzoni trascrisse testualmente sull’esemplare dell’Adelchi che mandò al Goethe. Esse dicono: «Tu non sei per me uno straniero. Il tuo nome nella mia prima giovinezza mi splendeva alla vista come una stella del cielo. Oh quante volte ho ascoltato attentamente quando si parlava di te! Quante volte ho domandato di te!». Cfr. Zumbini, Studi di letterature straniere; Firenze, 1893, p. 155.
[122] Promessi Sposi, cap. VIII, in fine.
[123] Non mi pare sia stato ancora messo in rilievo che perfino lo spunto iniziale del Cinque maggio potrebbe additarsi nelle parole di Antonio ai Romani, nel Giulio Cesare di Shakespeare (III, 2, vv. 123 ss.):
But yesterday the word of Caesar might
Have stood against the world; now lies he there,
And none so poor to do him reverence.
(«Solo ieri la parola di Cesare avrebbe potuto tener testa al mondo, ora egli giace là, e nessuno è così in basso da dovergli prestare omaggio!»).