Una novità mitologica codesta; dacchè i vecchi poeti ci avevan, sì, qualche volta riferito che presso al trono di Giove eran Temide o Dike, ma solo i Padri della Chiesa avevano immaginato intorno al Dio Padre tutto un corteo di Virtù, come la Verità e la Pace, la Misericordia e la Giustizia. Queste—e dalla poetica figurazione trasse partito il Milton—non avean rifinito di perorare pro o contra la redenzione dell’uomo, prima che il Verbo s’incarnasse; e avevan percorso il cielo e la terra, cercando chi potesse degnamente, e volesse, addossarsi le colpe dell’umanità, e riscattarla col sacrifizio di sè stesso.

Anche le Virtù dell’inno manzoniano, spirti obbedienti, discesero nel basso mondo, per attirare a sè gli occhi e le menti degli uomini inselvatichiti; e lo ricercarono tutto, ma in vano,

chè non levossi

A tanto raggio de’ mortali il guardo;

E di Giove il voler non s’adempia.

Del Giove, s’intende, misericordioso e virtuoso; chè invece l’alto consiglio dell’iroso e tirannico Giove omerico, il quale, corrucciato, volle sacrificate all’ira di Achille «molte generose alme d’eroi», s’era bene adempito! (Iliade, I, 5).

Ma il Giove buono non si diede per vinto. Al suo desco sedevano, movendo «una concorde d’inni esultanza» che inebriava «le menti degli Dei», le Muse: egli levò la destra, accennando;

e la crescente

Del volubile canto onda ristette

Improvviso.[16]