Di che garrir. Tristi querele e pianto

Sparger dinanzi al vincitor, disdice

A chi fu re; nè a me con detti acerbi

L’odio antico appagar lice, nè questo

Gaudio superbo che in mio cor s’eleva,

Ostentarti sul volto; onde sdegnato

Dio non si penta, e alla vittoria in mezzo

Non m’abbandoni ancor. Né, certo, un vano

Da me conforto di parole attendi.

Che ti direi? ciò che t’accora, è gioia[396]