«Vous savez d’ailleurs», egli continua, «que le peuple est partout un bon jury et un mauvais tribunal; malgré cela, vous pouvez croire que tous les honnêtes gens ont été navrés de cette circonstance».

Da poi qualche notizia più intima: del pericolo, cioè, che avevan corso anch’essi, e dello spavento della madre e della moglie.

«Notre maison est justement située très près de celle où il [Prina] habitait, de sorte que nous avons entendu pour quelques heures les cris de ceux qui le cherchaient; ce qui a tenu ma mère et ma femme dans des angoisses cruelles, parce qu’aussi elles croyaient qu’on ne se serait pas arrêté là. Et réellement quelques mal intentionnés voulaient profiter de ce moment d’anarchie pour le prolonger; mais la Garde civique a su l’arrêter avec un courage, une sagesse, et une activité très dignes d’éloge».

Nous avons entendu stando in casa: mi sembra lecito dedurne che quel giorno il Manzoni non era fra i tumultuanti o fra gli spettatori sulla piazza San Fedele. Vi fu invece chi sparse questa voce, e chi la raccolse e la registrò. Il barone Pietro Custodi novarese, che durante la vice-presidenza del Melzi era stato a capo della divisione di Polizia al Ministero dell’Interno e nel 1814 era Segretario generale del Ministero delle Finanze, lasciò scritto in certe sue Note biografiche di Alessandro Manzoni, riboccanti di fiele e di malevoglienza:

«Assicurasi che Alessandro Manzoni siasi trovato tra i nobili spettatori che nel giorno 20 aprile 1814 applaudivano, su la piazza di S. Fedele di Milano, agli sforzi de’ tumultuanti, i quali finirono coll’assassinio del ministro Prina; e che egli, commosso da quel funesto esito, abbia poi concepito tali rimorsi di avervi indirettamente partecipato, fino ad essere per molto tempo afflitto da veglie notturne agitatissime, che diedero grave timore per la sua salute».

Il mite Manzoni qui è camuffato da Macbeth! In verità, i mali nervosi, onde fu e prima e poi travagliato, ebbero un’origine diversa. Narrava egli stesso che n’era stato colto la prima volta a Parigi, quando, in una festa popolare pel secondo matrimonio di Napoleone, nell’aprile o nel maggio del 1810, furon come travolti, egli e la moglie, da un’ondata della folla; e n’era stato riassalito con maggiore violenza a Milano, nel giugno del 1815, quando, trattenendosi in una bottega di libraio, ebbe la terribile notizia della disfatta di Waterloo. «Noi allora, cogli Austriaci in casa, non si poteva più sperare che in Napoleone», egli chiosava: e ogni speranza era oramai strozzata![63]. Ma il Custodi, nel giorno del tumulto, non era a Milano: nella qualità di Commissario straordinario per le requisizioni, tre giorni prima egli si «era restituito al quartiere generale di Mantova». E la catastrofe lo colpiva in pieno petto; «fra i mucchj delle carte d’ogni sorta, ch’erano state gittate dalle finestre del palazzo del Ministro», un amico raccolse un documento che lo riguardava: la lettera cioè con cui il suo superiore e concittadino lo raccomandava al Vicerè per una sovvenzione straordinaria di lire quattromila, «onde pagare alcuni debiti contratti ne’ passati anni per onestissime cause».

È degno di nota però che fin d’allora (le Note biografiche portano in fronte la data del 20 ottobre 1827) il Custodi osservasse:

«È assai probabile che le reminiscenze di quella orribile scena gli abbiano somministrato più colori per rappresentarci, ne’ Promessi Sposi, con maggior verità, i tumulti che per cagione della carestia precedettero in Milano la peste del 1630».[64]

Potrebbe darsi che le informazioni del Manzoni provenissero da fonti un po’ troppo ottimiste: forse dal Confalonieri stesso o da qualche altro dei capoccia degl’Italici; ma è anche certo che fu poi cura dei fautori della restaurazione austriaca e dei difensori del cessato governo francese di dipinger quegli avvenimenti con le tinte più fosche. Un altro testimone, degnissimo di fede nonostante il suo prossimo carbonarismo, Silvio Pellico, scriveva il 23 aprile a un amico che si trovava a Piacenza:

«Tutto è quieto; lo scopo era buono; i disordini inevitabili furono tosto repressi; l’esito ha secondate le intenzioni. Milano ha scosso il fango sotto cui giaceva. Un sola vittima è tacitamente compianta da tutti, benchè fosse segnata dall’odio di tutti».[65]