Secondo un certo suo proprio «sistema poetico», le Grazie sono per il Foscolo «deità intermedie fra il cielo e la terra, e ricevono da’ Numi tutti que’ doni che esse vanno poi dispensando a’ mortali»; e secondo un suo «sistema storico», quelle deità «diffusero i loro benefizi più particolarmente alla Grecia antica dov’ebbero origine, e all’Italia dov’hanno trasferita la loro sede». Cantando dei loro eterei pregi e della gioia che, vereconde, esse danno alla terra, il poeta chiede a quelle belle vergini
l’arcana
Armoniosa melodia pittrice
Della vostra beltà; sì che all’Italia,
Afflitta di regali ire straniere,
Voli improvviso a rallegrarla il carme.
Il Foscolo, che dimorava allora in Toscana, non ha bisogno, come il Manzoni, di chiedere alle Grazie che faccian risonare il suo Inno nella nuova Atene; anzi egli può invitare il Canova al vago rito e agl’inni, proprio
Nella convalle fra gli aerei poggi
Di Bellosguardo,