Ibleto di Spigno lisciandosi la barbetta rispose:
— Le scorte? A che servirebbero?
— A difenderci.
— O non piuttosto a darci un'apparenza offensiva? No, niente scorte. O si trattò di pochi sbandati ed a quest'ora fatto il bottino sono rientrati a Nizza: o si tratta d'una vera avanzata e allora a che servirebbero le scorte composte di pochi uomini, sia pure dell'esercito regolare del Piemonte!
Dopo tutto non era meglio per l'avventuriero il perdere una buona volta quei soldati non suoi e che gli potevano costituire un pericolo continuo? Il disegno di Ibleto gli quadrò.
— Avete ragione, Marchese, come un teorema, direbbe il padre Pesante mio degno ex precettore. Seguiamo dunque la vostra idea. Ma prendiamo le Maure e discendiamo a San Secondo.
Il castellano di Spigno diede un ordine e in poco meno di mezz'ora la capanna rustica fu restituita al suo primitivo squallore. La marchesa Fiorina pur tuttavia non disdegnò dal presiedere in persona al ripiegamento dei tappeti, alla smontatura del letto, dello inginocchiatoio e della tavola: il tutto fu legato con cura, le suppellettili e i cuscini in cassette e pacchi, i tappeti arrotolati e fasciati in balla: ne risultarono sei colli che furono caricati su due muli poderosi. Ad un cenno la carovana si dispose in fila indiana e preceduta dall'Embriaco discese nella valle. I soldati del Nervia passivamente seguirono i compagni.
Il mattino persisteva nuvoloso, ma verso il mare cirri enormi erano accavallati dal vento, un vento di tramontana che spianava ed increspava le acque giallastre fino quasi a un miglio da terra e fin dove si spingevano le due correnti del fiume e del torrente che convergevano, sicchè il solo delta era giallastro: il restante della marina mostrava un colore ferrugigno livido instabile come ferrugigni lividi instabili si mantenevano i monti di cirri fumosi.
Il delta formato dal triangolo addossato al bosco delle Maure e limitato nei due cateti dal fiume Roja e dal torrente Nervia fino al mare, ciò che poi fu il borgo Sant'Agostino e la spiaggia delle Asse, appariva breve e stretto in allora: dalla parte del torrente era un groviglio di strami e d'ontani sopra un fondo paludoso e vergine di sentieri o guadi, meno la breve striscia della cornice fangosa o polverosa a seconda delle stagioni: verso il fiume Roja era più triste e sinistro ancora: ospitava un cimitero là ove si stende oggi la stazione della ferrovia, poi gli speroni delle colline si confondevano entro una chioma di pini silvestri, rossa d'estate come se avesse patito un incendio, nera nelle altre stagioni e irsuta come la chioma d'un gigante da leggenda.
La strada di comunicazione della Cornice aveva qua e là il segnacolo di qualche casetta, rivendugliolo od oste, un maniscalco, ma rozzi abituri sperduti che non mettevano in quel sinistro paesaggio foscoliano nemmeno quasi la nota della vita. Sul ponticello del rio San Secondo esisteva un corpo di guardia perduto, il primo segno della città vicina. La scorta avrebbe permesso di prenderne cura e certo il graduato e i suoi uomini che l'occupavano avrebbero fatto pro forma opposizione al passaggio d'una carovana così imponente. Ma — chi sa mai — avrebbero potuto anche dare l'allarme, cosa spiacevole e di fastidiose conseguenze. Per il che l'Embriaco si permise di consigliare la fermata e l'attendamento provvisorio della scorta che sarebbe poi penetrata in città con i passaporti ad attendere gli illustri ed eccellentissimi signori. Ed intanto loro tre ed un solo bravo avrebbero potuto discendere alla spiaggia e trovare infallantemente una barca peschereccia. Così fecero e un'ora dopo si trovarono al bordo umile d'una paranzella che si mosse a vela doppiando al largo la foce del Roja con tutta l'apparenza di cercar buona pesca con la rete d'alto mare.