— È naturale. Anime e cervelli sono presbiti, Almerico.

S'incamminarono verso il limite del breve spiazzo a dorso di collina su cui l'accampamento sorgeva. Il duca di Nervia doveva essere ben sicuro del suo servizio di scolte d'avamposti e di sentinelle perdute per accampare in luogo così facile a sorprese, sprofondato fra i picchi e le creste, avvallamento a sua volta vertice di collina ma circondato da minacciose muraglie scoscese, oltre le quali avrebbero potuto impunemente affacciarsi truppe nemiche dopo una preparazione facile d'imboscata. Vero è che vi si intrecciavano i due sentieri, ma il luogo era chiuso, era soffocato, e sotto lo spicchio di cielo nuvoloso tagliato e frastagliato bizzarramente dai picchi, avea l'apparenza d'una fossa difficilissima ad essere difesa e pronta a diventar tomba.

— M'accorgo adesso, Almerico, della strana località che avete scelto per accampamento, — disse Camillo un po' sorpreso.

— Non l'ho scelta: l'ho subìta. Ma non temete: ho disposto un vasto servizio di sorveglianza in alto e in basso.

— Oh! lo credo: vi conosco.

Proseguirono in silenzio, fino ad una gola oltre la quale si scopriva un tratto di sentiero già occupato dalla truppa che giungeva.

— È Luca Lascaris. Ma chi viene con lui? Si direbbe una portantina o una barella.

— Che abbia incontrato gli Spigno? — rispose Camillo con qualche cosa su le labbra che somigliava ad un sorriso: è proprio il caso di dire che Eros lo protegge.

— Se è portantina, è troppo rozza per esser degna della bellissima Fiorina. Ma non mi sembra, no anzi non è. Guardate: si direbbe un convoglio funebre.

— Avete ragione.