— Che succede, olà, camerati? — urlò una voce stentorea dall'alto d'un ciglione: accompagnate forse il carro del bue grasso?
La comitiva sostò, gli occhi di tutti s'orientarono donde veniva la voce: ne furono abbagliati e bisogna dire che ce n'era ad usura la ragione. Figuratevi un giovane di forse venticinque anni ed in tutto lo sfarzo della giovinezza che sboccia senza freni. Snello ed aitante, una copiosa capellatura — a testa nuda come usavano in allora i giovani ufficiali della giovane Repubblica — la faccia colorita, stretto nella uniforme d'aiutante di campo, prestigiosa ed aiutata ancora da una fascia fantasia intorno alle reni e da una sciabola turca munita d'un'elsa solare: stivaloni alla scudiera su calzoni attillati grigio perla: sopra un enorme cavallo velloso nelle gambe e sul muso come una cavalcatura cosacca, arricchito da una gualdrappa di velluto rosso acceso, di provenienza ignota benchè il bordo tutto d'oro la facesse sospettare appannaggio di chiesa: ecco l'apparizione che stupì, anzi che sbalordì i nostri viaggiatori. Byron deve aver tratto od essersi ispirato da un ritratto di Murat giovane per il suo Mazzeppa, senza dubbio. La comitiva sostò per un momento, poi Tibullo con la confidenza che in allora esisteva tra soldati e ufficiali, rispose a voce spiegata, facendosi schermo della mano ad imbuto:
— Cittadino aiutante Murat, ti conduciamo degli aristo che vantano una lettera per il cittadino generale in capo.
— Avanti gli aristo, cittadino!
Fece d'un salto varcare al cavallo il ciglione e compì l'ardua impresa con una tal grazia che tradiva il suo recente passato di guardia costituzionale del Re Luigi e di cacciatore a cavallo, abituato a caracollare dinanzi alle belle ragazze ed a sfidare il pericolo nelle cariche sfrenate. Quando si trovò davanti ai tre viaggiatori e vide per il primo Emanuele Embriaco che celava in certo qual modo Fiorina, mentre Ibleto di Spigno s'era tanto profondamente chinato da celare il viso, non potè trattenere un gesto di sorpresa e di diffidenza.
— Corpo d'una pipa! — esclamò — dei vandeani anche qui!
E certo l'abbigliamento dell'avventuriero potea giustificare ed avvalorare l'esclamazione. Se non che l'Embriaco, il quale mentalmente con sintesi degna di Tacito, avea pensato che le parole — qualunque fossero — sarebbero state oggetto d'una interpretazione sommaria da soldataccio incolto, e che quindi era meglio stare zitti fino a tempo opportuno, fece la mossa più abile che cortigiano consumato potesse immaginare: si tirò da un lato e scoprì Fiorina.
Murat ne restò abbagliato. Mormorò:
— Corpo di.....
Ma non andò oltre. Discese però da cavallo. E s'accorse d'Ibleto piegato in due, tutto intento a lisciarsi la barbetta. Assunse allora un'aria burbera per darsi del contegno: