E colui, che doveva coprirsi di tanta gloria personale, era fin d'allora quell'essere debole che si dimostrò di poi, quando entrò nella storia, offerto cioè all'influenza del primo o della prima che lo sapesse dominare adulandolo o gettandolo nei bivii più crudeli.

— Naturalmente che lo potrei — rispose gonfiandosi come un tacchino — ma non ne vedo la necessità. Il generale è qui a due passi, in un luogo detto San Bartolomeo, e può ben leggere da sè.

All'udir Murat esprimersi in tal guisa si sarebbe supposto che avesse col Bonaparte un'intimità da camerata.

— E possiamo noi, cittadino aiutante, accompagnar la lettera?

— Naturalmente che lo puoi, cittadina... anzi lo potete.....

Fissò la donna, che gli sorrideva, ma non ne sostenne lo sguardo.

— E — continuò Fiorina — poichè sono stanca, non puoi tu, cittadino aiutante, prestarmi il tuo cavallo?

Per tutta risposta, davanti a Tibullo ed ai soldati stupefatti, Murat si chinò, raccolse, come se fosse un bimbo, la marchesa nelle mani e la depose sulla gualdrappa fantastica.

XXV.

L'altra comitiva non aveva passato le avventurose peripezie della prima. Discesa dalla strada romana in poco tempo aveva raggiunto San Bartolomeo ove l'attendeva un aiutante di campo del generale Bonaparte, il quale era partito di buon mattino per riconoscere strade e valichi, personalmente, accompagnato da Berthier suo capo di Stato Maggiore, e da un altro aiutante di campo che non si discostava un passo dalla persona del generale in capo. L'aiutante che ricevette il Governatore di Ventimiglia e il seguito, era un giovane ufficiale segaligno, dallo sguardo freddo e tagliente, asciutto di viso, di poche parole: non aveva che ventidue anni e ne dimostrava almeno trenta: labbra sottili, fronte rannuvolata, parca sempre sopra pensieri, preoccupato dell'avvenire e celava sotto l'apparenza impassibile quell'inquietudine che è oggi chiamata, con una barbara parola, arrivismo.