— Buon giorno, aiutante Marmont — disse Filippo Balbi, smontando — spero di non essere in ritardo.

— Anche se tu lo fossi, capitano Balbi, poco male!

— Ho capito: il generale Bonaparte è partito per qualche ricognizione. C'è almeno Berthier?

— Accompagna il generale con Junot.

— Ah! il fido Acate!

Udendo nominare un personaggio virgiliano il capitano Cavalli s'avvicinò.

— Chi parla di fido Acate, capitano Balbi?

— È il nomignolo dell'aiutante di campo Junot, che non si distacca mai d'una linea dal generale Bonaparte. Ma non si tratta di questo, ora: permettimi, Marmont, di fare le presentazioni.

Condusse l'aiutante dal Grimaldi che lo ricevette con sussiego e che fu trattato da quantità trascurabile. Probabilmente il chiuso aiutante di campo non lo giudicò persona adatta per servire in qualche modo da gradino. Consentì purtuttavia a sgelarsi davanti a madamigella Chiarina: apparteneva a discreta famiglia Marmont, ed era figlio d'un capitano del reggimento d'Hainaut. Davanti ad una dama (come del resto accadeva a quasi tutti gli ufficiali di cui Napoleone Bonaparte si circondava) assumeva un atteggiamento Reggenza. Fece un inchino passabile ed aiutò la damigella ad uscir dalla lettiga.

— Non abbiamo salotti per le dame, — disse mostrando la casa rustica, la quale serviva d'alloggio per lo Stato Maggiore — nemmeno la stanza del generale s'adatterebbe: c'è però quella di Murat.