— Volete che parli io stesso a Berthier?

— Grazie, non vi scomodate: parlerò io.

Giano Lercari credette suo dovere cercar qualche parola di ringraziamento, ma l'aiutante non gliene diede il tempo, chè gli porse la mano, diventato affabile.

— Eccoci camerati! Buona fortuna!

E poichè s'udì un rullo di tamburo si lanciò donde il suono veniva. Sul sentiero che conduceva al mare un'altra comitiva s'inoltrava. L'imponente cavallo di Murat parea superbo di portare una perfetta figurina di dama. Due gentiluomini seguivano e lo stesso aiutante di campo Murat precedeva tenendo al guinzaglio il cavallone. Un nugolo di scarmigliati sanculotti avvolgeva il gruppo. Il quale appena era apparso allo svolto del sentiero che metteva nel sagrato di San Bartolomeo quando il capitano Cavalli (leggeva sì, Virgilio, ma probabilmente leggeva con un solo occhio come la gatta di Masino dormiva) saltò su urlando e sguainando la spada:

— Ah! L'impudente traditore!

D'un balzo fu davanti alla comitiva che giungeva e portandosi di rimpetto a l'Embriaco lo percosse col piatto sulla spalla gridando:

— Tu sei bandito dalla Serenissima e sei mio prigioniero!

Il colpito non mosse ciglio, ma l'aiutante Murat, con gli occhi fiammeggianti di collera subitanea, frammettendosi, urlò a sua volta stentoreamente:

— Chi è che parla di far dei prigionieri nel campo francese?