— Questo è territorio della Serenissima — ribattè il Cavalli — ed ho diritto d'arrestare i banditi.
— Arrestatemi intanto quest'insolente!
E prima che il buon Capitano avesse potuto nemmeno mettersi sulla difensiva fu disarmato e ridotto alla impotenza da un nugolo di soldati sanculotti.
— Protesto! — urlava il Cavalli.
Ma ebbe uno sforzo disperato quando s'accorse che un soldato s'era impadronito del suo caro Virgilio. Si liberò con una forza erculea, rincorse il rapitore, gli tolse il suo tesoro e si fermò ansante e bollente davanti a Murat.
XXVI.
L'affare non ebbe seguito. S'intromise Betto Grimaldi, il quale riuscì a calmare l'esasperato capitano: fu restituita la spada confiscata e l'aiutante Murat si degnò d'offrire con le sue stesse mani una coppa di vino a colui che aveva fatto arrestare.
Il subbuglio aveva richiamato sulla porta Gilda prima di tutti e poi anche la damigella Chiarina un po' spaventata. Ma lo spavento si mutò in lieta sorpresa quando la fanciulla si vide innanzi a pochi passi una figura di donna che le sorrideva come se l'invitasse.
— Fiorina!
— Chiarina!