I due fiori si piegarono l'un verso l'altro, avrebbe detto l'abate Bernardino Viale, in Arcadia Amarillo Glucosio, nel casto amplesso delle corolle fresche. E senza occuparsi degli inchini di Ibleto e di Betto, i quali non trovarono di meglio che offrirsi a vicenda la tabacchiera, scrutandosi nel bianco dell'occhio, le due amiche ripresero possesso della stanza eteroclita dell'aiutante Murat, stanza che risvegliò alte meraviglie e adorabili smorfiette nella marchesa.

— Chiara, mia dolce Chiara, da quanto tempo non ti vedo?

— Tre anni almeno, mia Fiorina!

Tre anni! Un secolo nella vita d'una giovane donna e d'una fanciulla! Amiche di collegio, il nobile collegio di Santa Brigida, inseparabili Chiara Grimaldi e Fiorina Adorno! Caratteri opposti: l'una dolce come l'evangelico agnello, tutta fuoco l'altra, indomita, come uno scoiattolo.

— Rammenti?

Fiorina arrossì ma rispose:

— Rammento.

Candidamente Chiarina ricordava la grande novella che Fiorina le avea dato ad un ritorno d'autunno. Grande novella davvero per la buona fanciulla onesta e contegnosa che non avrebbe ardito levare gli occhi in volto ad un uomo, fosse quest'uomo suo padre o l'archivista Orengo, Dio! la grande novella! Fiorina aveva permesso ad un giovane — oh! di gran casa naturalmente — di dirle che la trovava bella, che l'aveva colpito, che l'amava! Dio! Buon Gesù, che immediata confessione aveva suggerito Chiara all'audacissima Fiorina!

— Rammenti?

— Rammento.