Balbi. — Credo che abbiate ragione.

Marmont. — Il nostro generale è sopratutto un soldato. Intende che non esista barriera fra il suo grado e l'ultimo dei fantaccini. Quando passa tra le file prende per il mento e per l'orecchio il soldato che lo fissa più risoluto. Non c'è generale della Repubblica, meno forse Hoche, che unisca tanto bene la disciplina con la cordialità, anzi con la famigliarità. Ognuno, anche il più umile, ha il diritto di fermarlo, di interrogarlo e di chiedergli a tu a tu quello che desidera. Accorda o nega: e allora guai a insistere. Ma teme le vie tortuose, odia gl'intrighi e la diplomazia. Dicono che fosse amico di Robespierre il giovane, ma io credo che ammirasse il dispotismo di Massimiliano perchè ama le posizioni nette: comandare o obbedire. Ed anche perchè crede che ogni Stato si debba reggere come ogni esercito, sotto il dispotismo di uno solo. Dice sempre che è più utile un mediocre, ma unico, al Governo, che dieci saggi, con dieci pareri diversi, quindi. Crede alla forza ed alla velocità, anche se la forza possa degenerare in prepotenza e la velocità in turbine. Ha in sè l'anima di un Brenno con in più tutta l'esperienza dei secoli sopraggiunti. Travolge: da Parigi a Nizza ci ha stupìti e ci ha spaventati. A Nizza attendevano un bellimbusto, come spesso Barras ama distribuire — per disprezzo scettico di ciò che non sia se stesso — nelle ambascierie, nei comandi e in tutte le rischiose avventure che tenta da quel rotto giocatore che è; attendevano un blanc-bec da mangiarsi in un boccone e si sono trovati dinanzi un giovane, sì, anzi un ragazzo, che se regge l'anima coi denti e tosse e sputa sangue forse, ha tanto fuoco negli occhi e tanta febbre nei polsi da domare ben altro che un esercito di scavezzacolli, ma facili all'entusiasmo, come i nostri soldati.

Balbi. — Parlate bene, aiutante Marmont.

Marmont. — Vi prego, anzi, di scusarmi, se ho fuorviato, ma col capo di Stato Maggiore Berthier, con Murat e Junot, io posso intuire del nostro generale quello che più si avvicina alla verità. E per questo vi ripeto, signor de' Lercari: se volete che il generale Bonaparte vi noti e vi esaudisca, domandategli voi stesso quello che desiderate.

Lercari. — Seguirò il vostro consiglio, aiutante Marmont.

***

Chiara. — Mi sembri poco propensa al mio fidanzato, Fiorina. Perchè?

Fiorina. — Non vorrei darti un dispiacere od anche un dolore confessandoti che non mi piace, Chiara.

Chiara. — (con i dolci occhi pieni all'improvviso di lagrime). Perchè?

Fiorina. — Ho paura che non ami persona più di se stesso, mia adorata. Mala raccomandazione per un futuro compagno della vita, di tutta quanta la vita, Chiarina. Più di te, più del tuo pensiero e dell'amor tuo, nell'occhio suo freddo e fra le sue labbra sottili dubito che predomini la sfrenata ambizione.