— Vedete molte cose, voi!
— Sono vecchio, ho molto osservato, ho riflettuto molto, ed ho cercato non di indovinare gli effetti, ma di cercare le cause. L'avvenire è tutto qui.
Un silenzio.
— Continuate.
— Voi, generale, siete un forte. I pochi che vi conoscono lo sanno e chi vi ha dato in mano i mezzi di rivelarvi non vi conosce. Non vi avrebbe favorito. È così che spesso il destino procede: chi crede di far precipitare offre invece il declivio per la salita rapida.
— Continuate.
— Continuerei volentieri se vi vedessi una qualche utilità.....
— Per voi...?
— Per me? No. Che posso temere? Io non ho da conquistare: non ho che da conservare e per conservare debbo orientarmi verso il più forte. Ora intuisco chi è il più forte e del resto l'avevo già prima sospettato. Purtuttavia posso anche ammettere di vedere una qualche utilità per me: sì, posso essere utile e quindi chiedere che utili mi si sia: posso essere utile perchè ho l'esperienza, perchè conosco gli uomini per quel tanto che è dato conoscerli e perchè li guardo con serenità sopra le passioni umane, sopra gli odii e gli amori, al di là della fortuna, lontano dagl'immediati interessi: posso essere utile e aver dell'utilità, cioè soddisfare il mio spirito osservatore e giocare con le anime come voi, generale, giocate coi corpi.
Il Bonaparte stava curvo sulla tavola, come se studiasse i segni del carboncino senza preoccuparsi di quanto diceva l'uomo vizzo e magro che parlava lisciandosi la barbetta caprina. Pure quando l'ometto si tacque alzò il viso e domandò: