— Marchese!
— Generale!
— Vi prego di avvertire la marchesa che le presenterò fra poco i miei omaggi.
— La marchesa ne sarà onorata e ve ne ringrazia a mezzo mio. Dubito però che possa ricevervi come desidererebbe e come meritate.
— Ho disposto perchè Junot le cedesse la propria stanza.
— Ve ne ringrazio.
Un nuovo cenno del capo, breve, come un comando. Ibleto uscì ed il Bonaparte ripiegò il viso sulla carta.
Passò forse un'ora: il giovane dai capegli incolti, fasciato nella sciarpa tricolore e insaccato negli alti stivali rimase immobile. Pareva addormentato.
La lucernetta appesa al soffitto spandeva un lume fioco: il silenzio era profondo. Attraverso le imposte sconnesse lo sguardo avrebbe potuto affondarsi nel cielo buio, così buio che puranco le stelle vi scomparivano. A tratti un passo cadenzato di sentinella frangeva il silenzio: con probabilità camminava sull'erba, rotta per un breve spazio da un po' di lastricato, forse la pietra d'un pozzo.
Tutto dormiva, forse, all'intorno, meno il giovane febbricitante che inseguiva il destino! Parea d'un pezzo solo con la tavola e la carta.