Prima però che l'Embriaco avesse potuto rendersi conto di ciò che succedeva, una voce forte e risoluta che giungeva dall'altro versante della breve collina, gridò:

— Olà del forte! Olà del forte!

Il fuoco cessò come per incanto, senza aver fatto alcuna vittima e l'Embriaco, non ancora uscito dallo stupore, stava per inviare il Ricciuto a chiedere la ragione della brusca accoglienza, quando apparve una cavalcata elegante, quantunque poco numerosa, a varcare il ciglio estremo risolutamente. La capitanava un'amazzone di età dubbia, fortemente conformata, che domava uno stallone bianco di meravigliosa bellezza. La donna vestiva d'un panno marrone chiaro con ricami d'argento e di seta nera, e portava sui capegli quasi grigi un ampio cappello a falde larghe d'un feltro pure marrone, sormontato da una piuma nera. La seguivano due dame d'inferior condizione e due scudieri disarmati.

Avanzò scuotendo lo scudiscio, mostrando l'ira che le accendeva la faccia risoluta e le faceva balenar lo sguardo imperioso.

D'un solo balzo lo stallone raggiunse la vetta del colle da quel ciglione ove era apparso e fece risuonare sotto le zampe ferrate le selci dure e gli echi dell'archivolto.

— Dov'è il Comandante? Chiamatemi il Comandante!

Al silenzio, che il primo grido mandato dalla signora aveva imposto, era succeduto un sussurrio nel corpo di guardia: apparivano dalle feritoie visi di soldati sorpresi e canne di fucile, che sùbito sparivano. Si faceva notare una grande animazione ed un vocìo attenuato e contradditorio d'ordini a mala pena interpretati e sùbito repressi.

Finalmente, quando già la signora, stanca della breve attesa, come colei ch'era avvezza ad essere obbedita ad un cenno, aveva fatto impennare lo stallone incitandolo a varcare un breve grado che divideva il sentiero dalla parte superiore dell'archivolto ove s'apriva il portone del fortino, le porte massiccie gravemente si schiusero ed in mezzo ai soldati apparve con la spada sguainata il Comandante. Comandava allora il castelletto un vecchio soldato della repubblica, Nicola Borzone, avanzo della guerra di successione, uomo rigido e fedele osservatore di consegne che si conosceva sotto il nome di Senza-dio, non perchè professasse le teorie d'ateismo che cominciavano a diventar di moda in provincia, ma perchè mancava del pollice della mano destra: senza-dito quindi, ma poichè dito in genovese è pronunciato dio, quel nomignolo, come succede spesso per nomi storpiati, era senz'altro rimasto al vecchio soldato.

Nicola Senza-dio, apparso in arme sulla porta del castello, vedendo la signora che aveva spinto il cavallo sin presso allo scalino, indietreggiò arrossendo e fece un goffo inchino. Nello spingersi indietro urtò nei soldati ed il rumore di ferracci smossi violentemente sembrò assai poco gradevole allo stallone signorile, che tentò d'impennarsi di sorpresa, ma che fu sùbito ricondotto al dovere da una piccola mano che si mostrò greve sotto il guanto di sottil cuoio.

— Comandante — gli chiese la donna sul cui viso l'ira splendeva ancora — da quando in qua mi si accoglie a fucilate? Mi avete presa per una vivandiera sanculotta od abbiamo una nuova armata di Spagna alla vista? Sarei curiosa di sapere che cosa ne penserebbe mio figlio se conoscesse la bella accoglienza che mi fanno i vostri soldati! Per Nostra Signora del Miracolo, non voglio ritardarmi di molto il piacere della curiosità sodisfatta. Ve la sbrigherete con lui, Comandante: siete vecchio, è vero, e lo sono io pure, ma le dame hanno diritto a ben altri madrigali che non siano di piombo come i vostri, signor mio. Intanto sappiate che io vado secondo il mio piacere e che non mi alletterebbe molto una seconda salve di gioia come quella di poco fa. Date gli ordini, ve ne prego. E fate presto!