Il Borzone, rosso dalla vergogna e umiliato, si avanzò inchinandosi ancor più goffamente nel modo maldestro di chi è uso ad indossar la casacca più che gli abiti di seta, i nastri e le fibbie ingioiellate.

— Signora marchesa, incominciò.....

Ma l'amazzone, senza dargli il tempo di scusarsi, lo interruppe irosamente e sarcasticamente.

— E mi parlate con la spada in mano, Comandante? Non sono il signor marchese de Sade io per compiacermi a certe nudità oscene di ferraccio. Nascondete codesto schidione anzi tutto e badate alle convenienze quando vi si permette di parlare ad una dama.

Il Comandante ringuainò la spada: ma trovandosi libere allora le mani il suo impaccio crebbe: onde non seppe che allargare le braccia ed accorciare il collo fino ad avvicinare il mento, non troppo accuratamente sbarbato, al collare unto della casacca.

— Signora Marchesa — ripetè — signora Marchesa, vi prego di scusarmi: Vostra Signoria sbaglia pensando che il fuoco dei miei soldati le fosse diretto: sono troppo vostro umile servitore e l'illustrissimo Signor Conte mi onora troppo della sua benevolenza perchè un simile pensiero mi possa neppur attraversare il capo....

— Ed allora perchè?....

Ma nel mentre la dama s'accingeva a parlare, lo stallone fece un brusco movimento di scarto e l'amazzone scorse gli uomini dell'Embriaco, fermi ed in armi, dall'altro versante del colle, a pochi metri da lei.

— Per Nostra Signora del Miracolo — gridò — degli altri soldati? Ma è un agguato questo!

Il Comandante si decise ad uscire dalla soglia.