— Il mio amante?
— Sì, il conte Lascaris.
Tutto poteva aspettarsi la marchesa dal nuovo ignoto che le stava dinanzi come un giudice ed un padrone, tutto, meno che le svelasse i suoi stessi segreti, quelli che credeva difesi da tutti, lontani da ogni sospetto. Mormorò ancora fissando il giovane generale quasi spaurita:
— Il mio amante?
— Il vostro amante. So che insieme al duca di Nervia ed al signor d'Altariva sta facendo una guerriglia da chouans e che s'illude d'opporsi al mio passaggio. È per questo che vi chiedo se sapete dov'è in questo momento e se vi incarichereste di dirgli da parte mia che è pazzo.
Fiorina a poco a poco riprendeva l'imperio di se stessa. Quel vedersi trattata come un oggetto qualunque, senza l'etichetta alla quale era abituata e la distanza che scavava un abisso fra la gente di corte e la borghesia, alla quale il giovane generale doveva appartenere, borghesia da codino stremenzito e senza parrucca, quel discorso a tu per tu da padrone ad inferiore la fece impennare.
— In quale fattoria di villani avete imparato a star seduto dinanzi ad una dama in piedi?
— Preferite che vi tratti da dama, anzi da donna, poichè la rivoluzione ha abolito gli aristo?
S'alzò, le si avvicinò, le posò una mano sulla spalla nuda brancicandola.
— Villano!