— Vi ringrazio — fu la risposta del Nervia.

Gli avversari furono posti con le spalle al muro al lato opposto a quello ove la marchesa e l'abate si trovavano: ebbero quindi alla sinistra il muro sul quale potevano appoggiarsi con la mano libera invece di brandire il pugnale, che non usava più, è vero, nei duelli, ma che sarebbe stato di regola nei Giudizi di Dio! L'Altariva e il Lascaris, nude le spalle contro il corpo, con l'elsa sul petto e le braccia incrociate si disposero. Secondo l'uso d'allora, non si diede segnale d'attacco: non si poteva nemmeno intervenire che nel caso di palese slealtà d'uno dei due: i padrini erano puri testimoni e, sull'onore, non dovevano trar parola. Non dovevano che intervenire dietro appello d'un avversario nei duelli semplici: in niun caso in quelli che non sarebbero terminati che lealmente.

Il silenzio e l'immobilità regnarono dunque nella sala. Prima il Nervia accusatore, poi l'Embriaco accusato, salutarono, rigidamente: alzarono quindi le armi, per invito ad attacco: subito il duca abbassò la propria ed attaccò.

Stavano di fronte due maestri della nobile arte, due maestri che troppi anni e troppe occasioni avevano consumati nel fedele maneggiar dell'arme: si riconobbero a vicenda la maestria, si saggiarono, e si attaccarono, l'uno impassibile, sorridente l'altro. Si riattaccarono, alte le spade, le coccie al petto, d'impeto, a corpo a corpo: di comune pensiero si ristaccarono con un salto. E la schermaglia continuò. Le botte personali, messe in uso, fallirono: erano botte segrete, ma ognuno dei due sapeva che l'altro avrebbe messo in uso una botta segreta e dalla guardia stretta quando uno si toglieva, contemporaneamente si chiudeva in una più stretta difesa. Giunse un momento in cui, anelanti, i due si guardarono, le punte a terra, lontani, addossati alle due pareti opposte.

Nemmeno allora i due padrini si mossero: pareva che la gran sala non ospitasse che figure di pietra.

Finalmente a un gesto del Nervia anche l'Embriaco si mosse e le spade s'incrociarono di nuovo. Questa volta però nessuno dei due si gettò a capofitto nell'assalto furioso, ma bensì a vicenda attaccarono e si difesero pacatamente, come se si trovassero in una palestra con le lame mozze della punta. Si svolse allora un'accademia alla quale, pur immobili restando, s'appassionarono i due padrini e la stessa marchesa, tutti capaci d'apprezzar le maestrie.

Ad un momento l'Embriaco fece un passo falso e barcollò: l'avversario lo sostenne. Ad un altro momento un abile girata di mano dell'Embriaco fece saltar la spada al Nervia. Avrebbe avuto il diritto l'avventuriero di ferire e d'uccidere l'inerme avversario: il Nervia allargò anche le braccia sussurrando una preghiera. Ma l'arme dell'Embriaco si abbassò:

— Riprendete la spada, duca: cortesia per cortesia.

Il disarmato obbedì con un inchino.

Si fece allora innanzi Camillo Altariva.