L'Embriaco fu condotto nell'appartamento destinato agli ospiti ed il Ricciuto ve lo seguì. Quando furono soli, ed il fuoruscito, spogliatosi della rude casacca e deposta la spada, si fu sdraiato in una soffice poltrona, lo scherano guardò con un sorriso di confidenza l'avventuriero e tentennò il capo.

— Che hai, Ricciuto — chiese l'Embriaco — o che vuoi?

— Magnifico signore, vorrei la sicurezza.

— Non lo siamo forse noi sicuri? — rispose il fuoruscito osservando all'intorno le forti muraglie del castello, della cui resistenza e solidità facevano testimonianza i profondi vani delle finestre.

— Vossignoria s'illude — mormorò mestamente il Ricciuto. — Affè mia, preferirei essere all'aria aperta con la mia brava carabina sulla spalla, e trovarmi anche sotto il tiro delle artiglierie del Borzone. Qui mi par d'essere in trappola.

— Suvvia, sei lugubre, Ricciuto, come un vecchio barbagianni spennacchiato!

— Vedo giusto, signor conte!

— Vedi giusto? — esclamò l'Embriaco. — Osi dire di veder giusto, quando la stessa Marchesa madre mi ha offerto ospitalità?

— La Marchesa madre, sicuro, non il Conte figlio.

— Che vuoi dire?